Unioncamere: 420mila posti di lavoro persi se non si interviene

Unioncamere ha pubblicato l’aggiornamento del mese di marzo sul fabbisogno occupazionale delle imprese private dell’industria dei servizi. Secondo le ultime stime potrebbero andare in fumo 420mila posti di lavoro. La metà di questi riguarderebbe il settore del turismo, cruciale per l’Italia. L’effetto del Coronavirus sul mercato del lavoro non sarà dunque trascurabile. La nota che accopagna lo studio afferma che arriverà “Uno scenario di crisi senza precedenti, sul lato sia della domanda sia dell’offerta”.

Le stime di Unioncamere

Rispetto al 2019 i lavoratori dovrebbero diminuire del 2,1 per cento, ovvero circa 420mila unità di personale. La stima di Unioncamere è stata formulata sullo stock degli occupati medi annui secondo Istat. Tutto ciò, si intende, esclusi i cassaintegrati. I lavoratori dipendenti scenderanno di 1,6 punti percentuali, vale a dire circa 232mila unità. I lavoratori non dipendenti, invece, subiranno il contraccolpo peggiore: 3,4 per cento in meno rispetto al 2019, circa 190mila unità. Ad aumentare di numero, invece, come ci si può aspettare, saranno i lavoratori del settore sanitario e socio assistenziale: un aumento di 26mila unità che seguirà a un aumento di 7600 unità per il settore ITC. Anche le industrie farmaceutiche vedranno un incremento del personale in attivo: circa 1200 unità.

Quali sono i settori più colpiti

Tra i settori più colpiti, è facile immaginarlo, ci sarà quello del turismo: 219mila unità di personale in meno nel corso di quest’anno. Questo dato copre più della metà di tutte le perdite. Anche il settore commerciale subirà una grave battuta d’arresto con 72300 unità in meno. Parliamo dei settori della ristorazione e dell’alloggio. Numeri più bassi, ma di certo non trascurabili per i settori della meccanica, della cultura e dell’immobiliare. Nonostante lo sviluppo rapido dell’e-commerce, anche il settore logistico subirà dei contraccolpi: 18mila occupati in meno. Al fine di evitare o, quanto meno, ‘curare in parte l’emorragia’, al Governo si chiedono interventi mirati e decisi per poter ripartire con il minor danno possibile.

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