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Pensioni: dal 2023 incremento dell’età, ecco chi verrà penalizzato

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di aumento dell’aspettativa di vità. La Ragioneria di Stato, infatti, ha da poco pubblicato lo studio annuale sulla spesa sanitaria e previdenziale dello Stato e proprio per i ragionieri di Stato è necessario collegare il meccanismo che lega l’aspettativa di vita con il diritto alla pensione. Il primo Governo Conte a guida Lega-M5S, ha congelato questo meccanismo fino al 2026 ed entro quell’anno sarà possibile andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. Per le donne si conta un anno in meno. Per le pensioni di vecchiaia la situazione è diversa: fino al 2023 sarà possibile uscire con 67 anni di età e almeno 20 di contributi, dopo quella data l’età per la pensione riprenderà a crescere.

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Dal 2023 l’età pensionabile tornerà a salire

L’aumento dell’età pensionabile, come sappiamo, è previsto dalla Riforma Fornero, che di anno in anno ha reso uniforme l’età per uscire dal mercato del lavoro per uomini e donne, sia dipendenti che autonomi, pubblici e privati. Secondo gli ultimi dati emanati dall’ISTAT, quindi, l’età per la pensione continuerà a salire toccando i 70 anni entro il 2050. La misura Quota 100, tanto voluta dalla Lega, rischia invece di fermarsi al 2020 ed è molto probabile che non sarà funzionale per la modifica della Quota 41 estesa a tutti, indipendentemente dall’età.

Chi rischierà di essere penalizzato?

A meno che non vi siano novità e nuove modifiche, a partire dal 2023 l’età per la pensione riprenderà a salire posticipando di 3 anni l’uscita dal lavoro per migliaia di aspiranti pensionati. Chi, alla data del 31 dicembre 2022, avrà compiuto 67 anni di età e avrà almeno 20 anni di contributi versati, potrà andare in pensione, mentre chi li compirà dal 1° gennaio 2023 dovrà attendere il mese di aprile di quell’anno per poter fare richiesta di pensionamento. I primi a essere penalizzati dal nuovo aumento, quindi, saranno i nati nel 1956.

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