Ferrara, allarme settore agricolo: “Mancano lavoratori per i campi”

In Emilia-Romagna e, in particolare, a Ferrara, il settore agricolo da alcuni anni da vivendo una situazione di crisi sia per quanto riguarda il maltempo, sia per la mancanza di manodopera. Quest’ultima è sempre più difficile da reperire e i costi per mantenerla sono aumentati per le aziende. Come ha spiegato Stefano Calderoni, Presidente di Cia Ferrara: “È un problema che dipende da una serie di fattori. Anzitutto un profondo mutamento demografico, che negli anni a Ferrara ha portato a un rapidissimo invecchiamento della popolazione, tale per cui oggi a ogni ragazzo corrispondono tre over 65. Significa che un tempo, la manodopera agricola aveva la possibilità di reclutare molto di più sul proprio territorio, oggi, anche per motivi di volontà venuta meno assistiamo a una richiesta che non viene soddisfatta“.

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Cambia l’approccio al lavoro, ma i giovani non ci sono

Negli anni il lavoro agricolo è mutato, passando da estensivo a specializzato. Ciò ha comportato un aumento dell’offerta di lavoro, ma a quanto pare i giovani preferiscono fare altro durante l’estate. Gianluca Vertuani, Presidente di Confagricolutra, ha aggiunto: “Anni fa la tendenza, soprattutto fra i giovani, era di passare la stagione estiva in campagna per racimolare un po’ di soldi. Oggi quest’abitudine va scomparendo con la tendenza a concentrarsi sempre più nelle città e lì rimanere anche durante l’estate. In più, anche per le aziende diventa sempre più difficile mantenere il numero necessario di lavoratori a causa degli alti oneri finanziari, al contrario di quanto accade in altri Paesi europei, dove gli sgravi fiscali permettono di rimanere competitivi“.

Più tasse e meno certezze

Le aziende, in Italia, pagano oneri sui dipendenti che incidono per il 23 per cento. In Spagna, ad esempio, sono all’11 per cento: “Questo significa – ha aggiunto Vertuani – che l’azienda può offrire meno certezze, rendendo così il rapporto fra difficoltà di creare un’offerta e penuria della domanda un circolo vizioso“. La soluzione? Ricorrere alla manodopera straniera, in particolare Albanesi e Moldavi. La chiusura dei flussi migratori dal Pakistan ha infatti ridotto l’afflusso di lavoratori da quella nazione. A tutto questo si aggiunge, spesso ma non sempre, la scarsa professionalità della manodopera reperita. Nel tempo, questo cambiamento trasformerà la forza lavoro del settore agricolo in italia.

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