I migranti non tolgono lavoro agli italiani

I migranti non tolgono lavoro agli italiani; non è un modo ‘buonista’ per sostenere l’immigrazione o una fantomatica cospirazione sorosiana tanto cara ai sovranisti, è un dato di fatto. Senza scomodare teorie, aneddoti e ipotesi, lo ha confermato Luigi Cannari, dirigente della Banca d’Italia, durante il convegno ‘Perché ci conviene -nuovi strumenti per la promozione del lavoro e dell’inclusione della popolazione straniera in Italia’. L’incontro si è svolto a Montecitorio ed è stato organizzato dai promotori del progetto di legge di iniziativa popolare ‘Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari’ il cui relatore è Riccardo Magi, esponente di +Europa.

La denatalità influenza i conti pubblici

Come riporta il Sole 24 Ore, Luigi Cannari è intervenuto al convegno partendo dal tema della denatalità, un dramma che negli ultimi anni è sempre più evidente nel nostro paese. Il dirigente di Bankitalia è partito da una domanda: “Perché ci preoccupa il crollo della popolazione? È legato agli equilibri delle nostre finanze pubbliche. La sostenibilità del debito pubblico dipende da quanto siamo in grado di produrre come Paese. Se il debito resta elevato ma il prodotto interno lordo si riduce perché diminuisce il numero delle persone che lavorano, il rapporto debito/pil tende ad aumentare e la sua sostenibilità può essere messa a rischio“. Se le tendenze demografiche continueranno di questo passo, secondo le proiezioni entro il 2060 avremo un calo del Pil dell’11,5 per cento, con un aumento del rapporto debito/Pil.

Perché i migranti servono all’Italia

I migranti servono all’Italia e, per capirne il motivo, da molti viene evocato uno scenario ancora più drammatico legato all‘azzeramento dei flussi migratori. Il dirigente di Bankitalia ha spiegato: “Se la produttività dovesse crescere, per compensare questo andamento demografico, dovrebbe avere un incremento dello 0,3 per cento all’anno per stabilizzare il pil. Non è tanto in assoluto ma è abbastanza rispetto all’esperienza italiana degli ultimi venti anni“. Insomma, dovremmo lavorare tutti molto di più. Una situazione del tutto improbabile viste le premesse. Per questi motivi i migranti sono una risorsa preziosa per il nostro paese e prima lo capiamo, prima riusciremo a tornare a galla. Non si tratta di slogan politici, ma di dati reali con i quali dovremmo fare i conti nei prossimi decenni.

I migranti svolgono lavori che gli italiani non vogliono fare

Negli ultimi mesi sono saliti alla ribalta diversi dati relativi ai giovani e al mondo del lavoro. Se da una parte i genitori vogliono che i loro figli diventino avvocati, medici o ingegneri, dall’altra i giovani si sono fatti un’idea totalmente fuori dalla realtà per quanto riguarda i mestieri classici. Secondo un recente sondaggio commissionato da Quotidiano.Net all’agenzia Noto Sondaggi, nonostante gli alti tassi di disoccupazione, i giovani italiani preferiscono emigrare anzichè diventare fabbri, saldatori o carpentieri. Nell’immaginario collettivo queste mansioni sono ritenute di basso profilo e troppo faticose. E non importa se lo stipendio è, in media, di 1600 euro e se i contratti sono a tempo indeterminato. La risposta a questi mestieri è sempre negativa. Da qui la domanda: chi prenderà il loro posto? Loro, i famosi migranti che rubano il lavoro, quegli stessi migranti che, invece, potrebbero salvarci da una catastrofe nazionale senza precedenti.

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