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Calabria, call center Abramo licenzierà 600 operatori

Il call center Abramo è pronto per licenziare 600 operatori. Le parole del segretario generale della Uilcom Calabria non lasciano dubbi sulla situazione nella regione: “La Calabria, sola ed afona, è di fronte ad una crisi senza precedenti. Il Governo, con il solo intento di distrarci dai problemi reali, ci convince che l’emergenza da affrontare è l’invasione straniera e nel silenzio dei mass-media nazionali, con i governi regionale e nazionale concentrati sulla propria sopravvivenza, in Calabria si consuma la più profonda delle crisi economica e sociale dal dopoguerra“.

Una crisi che colpisce le piccole aziende

Dalle piccole aziende alla crisi del settore delle telecomunicazioni, la situazione in Calabria continua a peggiorare: “Alla crisi che oggi attanaglia le centinaia di piccole aziende che stanno chiudendo a seguito dei mancati investimenti infrastrutturali in Calabria si somma la crisi del settore delle telecomunicazioni. Infatti, tra febbraio ed aprile, hanno perso il posto di lavoro ben 900 lavoratori tra le province di Catanzaro, Crotone e Cosenza con il conseguente venir meno di circa 7 milioni di euro, percepiti attraverso gli stipendi. Soldi che venivano spesi sul territorio, generando nuova occupazione e nuove ricchezze e, nonostante le tante iniziative sindacali, questa grave spoliazione è passata silente sugli organi di informazione e nelle stanze del governo“.

Perché la società Abramo licenzierà 600 operatori

Sempre sul tema, il sindacalista sottolinea sia le motivazioni che la situazione che porterà al licenziamento di 600 operatori, padri e madri di famiglia soprattutto, ma anche giovani che con quel lavoro riuscivano ad arrivare a fine mese. Centinaia di famiglie rischiano di finire in povertà: “Oggi, a seguito dell’ulteriore dichiarato ridimensionamento delle commesse che TIM affida ad Abramo, quest’ultima sarà costretta suo malgrado ad aprire le procedure di licenziamento per circa 600 donne e uomini tra Catanzaro, Lamezia, Montalto e Crotone che hanno come unica fonte di sostentamento ed unica speranza di restare in Calabria, il lavoro, quasi sempre part-time, che gli viene offerto da questi“. Per il sindacalista, dunque, la Calabria è stata lasciata sola nel tentativo di arginare un problema, incluso quello della migrazione dei giovani (forza lavoro, anche ben formata, che non viene reinvestita nel territorio), che ancora non trova soluzione.

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