Amazon, i licenziamenti li decide un software

Amazon è un’azienda che nell’arco di vent’anni è riuscita ad affermarsi come il colosso dell’e-commerce in gran parte del mondo. Jeff Bezos, fondatore e oggi uomo più ricco del mondo, ha iniziato la scalata nel lontano 1994 rivoluzionando il mercato dei libri. Oggi il Gruppo fornisce beni di quasi ogni tipo ed effettua consegne nell’arco di pochissimi giorni, solitamente non più di due. Nei primi tre mesi del 2019 il fatturato è raddoppiato, passando a 1 miliardo di dollari mensili. In quest’ottica, Bezos ha annunciato di voler investire 800 milioni di dollari per ridurre i tempi di attesa delle consegne a un giorno, ma non è tutto.

Le denunce e gli scandali

Negli ultimi anni sono scoppiate diverse polemiche e alcune di queste sono finite con delle denunce. Il salario minimo è stato aumentato negli Stati Uniti e ora tocca i 15 dollari all’ora, una cifra con la quale Bezos intende sfidare i competitor che, nel caso lo facessero, molto probabilmente dovrebbero chiudere. Amazon è conosciuta, infatti, per la sua inclinazione a robotizzare il processo di produzione, ma come ha sottolineato l’OCSE, il vero problema non è l’automazione dei processi, ma la robotizzazione degli stessi lavoratori che finiscono per diventare macchine umane.

Il software che decide chi licenziare

Il sito web The Verge ha recentemente pubblicato alcuni documenti relativi al software Adapt in funzione nell’azienda Amazon. Questo software è in grado di monitorare il lavoro e le performance dell’operaio e può inviare richiami ufficiali nel caso in cui evidenzi cali di produttività. Inoltre, può segnare il tempo trascorso non lavorando. Dopo sei avvertimenti formula il licenziamento vero e proprio. È stato chiamato Time off Task e può fare le veci di un capo reparto vero e proprio. Ora, la domanda sorge spontanea: in futuro saremo noi a controllare davvero le macchine oppure saranno loro a imporci cosa fare in virtù di una migliore produttività?

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