Il cordaro: un mestiere perduto che arrivava dall’antico Egitto

Il cordaro o funaio è un mestiere antichissimo, risalente all’epoca egizia e giunto fino al mezzogiorno italiano nel corso dei secoli. Fondato su di un’arte, in realtà, millenaria, il lavoro del cordaro si reggeva su una tecnica manuale molto semplice che univa il giunco al meccanismo della ruota. Se ne hanno testimonianze sia nell’età romana che nell’antico Egitto, ma oggi, con la rivoluzione tecnologica, è un mestiere ormai perduto. Ecco la sua storia.

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Il cordaro

 

Il cordaro: dall’Egitto fino all’antica Roma

Il cordaro era un mestiere molto importante e le testimonianze di questa antica pratica risalgono all’antico Egitto: è possibile riscontrare questa attività sulle tombe degli antichi egizi risalenti al II secoolo a.C. All’interno di quest’ultime, infatti, gli archeologi hanno riscontrato la presenza di raffigurazioni e dipinti che rappresentato inequivocabilmente una delle immagini più antiche in grado di rappresentare il cordaro o funaio: questi indietreggiava man mano che la fune si intrecciava. Da qui il nome di ‘Maestro all’indietro’. Nell’antica Roma il cordaro era chiamato Resticularius o Funitortor, che significava ‘avvolgitore o intrecciatore di giuchi’. La terminologia e i modi di dire legati a questo lavoro sono importanti quanto la sua storia. In alcune regioni italiane, come la Puglia, quando i padri erano arrabbiati riproveravano i figli con una frase molto di moda all’epoca: “Ti stai comportando come il cordaro, invece di andare avanti, te ne vai indietro“.

I materiali usati dal cordaro nel corso dei millenni

Lo sviluppo sociale ed economico, unito all’inesorabile evoluzione tecnologica, ha spinto l’uomo ad utilizzare molti strumenti diversi allo scopo di intrecciare le corde e le funi: papiro, pelli, canne, fibra di palma, canapa, lana, lino, budella di animali e perfino i capelli delle donne per produrre le corde. In Puglia, il materiale più usato era il giunco, una pianta che abbondava nelle zone paludose e costiere della regione. Il mestiere del cordaro era inoltre legato a quello del fiscolo: fiscolo deriva dal latino e significa canestro, fiscina o borsa. La corda veniva prodotta intrecciando giunco, cocco, capelli di donna (comprati dai parrucchieri), pelo di capra. I fiscoli fatti con i peli di capra erano tra i più richiesti fra i proprietari di trappeti del sud Italia, anche se rendevano l’olio di oliva nauseante e di pessima qualità dopo la pressatura della pasta di olive.

Il cordaro e i bambini

Il mestiere del cordaro

Il tipico luogo di lavoro del cordaro si trovava nei centri delle città, che fossero grandi o piccole. Questo instancabile lavoratore portava con sé la sua ruota forgiata in legno e ferro, e tutti gli attrezzi necessari alla lavorazione. Era sempre circondato da ragazzini che per poche lire o un piccolo pezzo di pane, aiutavano il cordaro a girare la pesante ruota: da qui la frase ‘menare la ruota’. Il mestiere del cordaro ha avuto così tanto risalto e così cruciale è stata la sua importanza in epoche passate, che perfino il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche lo citò nel suo libro dal titolo Così parlò Zarathustra. La frase recita: “In verità non voglio assomigliare ai funai: essi tirano in lungo le loro funi e intanto camminano a ritroso“.

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[Fonte: Polis Notizie]

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