Colloquio di lavoro da incubo: la storia della 22enne Olivia Blend

Il suo post su Twitter è diventato virale in pochi giorni. Olivia Blend è una ragazza di 22 anni, inglese, che ha subito un colloquio di lavoro da incubo con domande sulla sua vita personale, i suoi amici, i gusti musicali. Un vero e proprio interrogatorio della durata di due ore e un’offerta di lavoro che ha rifiutato. Olivia ha paragonato le domande e l’atteggiamento del selezionatore a quello del suo ex fidanzato violento: l’amministratore delegato della società ha cercato di intimidirla e di affermare il suo potere su di lei, come racconta in un articolo il Corriere della Sera, ed è andato avanti “nonostante fosse evidente che mi stava mettendo a disagio fino alle lacrime” ha spiegato Olivia nel suo tweet.

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Il pianto alla fermata dell’autobus dopo il colloquio di lavoro da incubo

Il paragone di Olivia Blend non lascia spazio alle intepretazioni: “Nessuno dovrebbe uscire da un colloquio di lavoro sentendosi talmente male da piangere alla fermata dall’autobus. Mi sono trasferita da Manchester a Brighton dopo un anno e mezzo di relazione violenta e le due ore nella stanza con il selezionatore mi hanno fatto sentire come se fossi ancora con il mio ex. So come funziona: ti maltrattano, ti abbattono psicologicamente, ti portano al punto di rottura e poi ti portano a cena fuori o ti comprano un regalo“. Il regalo di cui parla, in questo caso, è l’offerta di lavoro al termine del colloquio. Offerta che ha prontamente rifiutato.

Il colloquio di lavoro da incubo: cos’è successo nei fatti

L’inizio è stato surreale, l’amministratore delegato ha cominciato subito incalzandola con domande sui suoi gusti musicali, mentre scorreva la lista che la ragazza aveva sul suo Spotify. Subito dopo è passato alle domande personali: “I tuoi genitori stanno ancora insieme?” è uno dei quesiti che si è sentita formulare. Ogni affermazione riportata sul suo curriculum vitae veniva sistematicamente smontata dal selezionatore. Olivia ha poi raccontato la situazione in quel momento: “Aveva portato con se’ altre due ragazze che erano in stanza con noi solo per osservare, non facevano domande e sembravano essere lì al solo scopo di vedermi umiliata“. Quando il selezionatore le ha chiesto come secondo lei fosse andato il colloquio, lui ha aggiunto: “Te lo dirò io“, iniziando a elencarle tutto ciò che aveva sbagliato nel botta e risposta. Poi ha aggiunto: “So che inizialmente ti sembrerà crudele questo approccio, ma nel lungo periodo lo apprezzerai“.

La risposta di Olivia Blend all’offerta di lavoro

Alla ragazza quel posto di lavoro è stato effettivamente proposto, ma ha rifiutato categoricamente e nella sua e-mail di risposta ha lasciato intendere che mai e poi mai avrebbe lavorato per loro e che non voleva averci niente a che fare. Il dibattito su Twitter è ancora acceso e quella dei colloqui di lavoro è solo uno dei tanti aspetti significativi nei quali la vita virtuale e privata di una persona finisce per diventare una fonte di informazioni a tratti ‘illecita’. Nessuno vieta di cercare un nome su internet, ma spulciare ogni singola informazione di un candidato, denigrare la sua vita o i suoi gusti va oltre un normale colloquio di lavoro. In questa fase il selezionatore deve capire se il candidato è quello ideale ed è giusto fargli domande anche incalzanti, ma queste devono rimanere nella sfera professionale dell’aspirante lavoratore e non diventare fonte di umiliazione.

La stress interview

Molte aziende, soprattutto quelle di moda, negli utlimi anni adottano la tecnica della stress interview: si tratta di un metodo per testare la resilienza dei candidati con domande intimidatorie, provocatorie, imbarazzanti, costruite per suscitare una reazione forte nella persona e capire così il suo grado di autocontrollo e capacità di gestione dello stress. Molte volte, però, si supera inutilmente il limite andando oltre il semplice test. Per il Guardian, in questo caso, il tema non sarebbe l’utilizzo dei social in modo improprio, ma il modo in cui i selezionatori mettono alla prova psicologicamente i candidati.

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