Pensioni: Quota 100 è insostenibile per l’Italia, il report di Brambilla

La riforma delle pensioni voluta dal Governo Lega-M5S è arrivata con non poche polemiche. Il Presidente Inps uscente, Tito Boeri, ha più volte criticato la manovra: non sarebbe efficace per le donne e metterebbe le catene alle nuove generazioni. Tutto ciò nonostante le promesse del leader della Lega Matteo Salvini e dell’altro vicepremier pentastellato Luigi Di Maio; entrambi spingono per utilizzare la misura-ponte della Quota 100 per arrivare alla Quota 41 estesa a tutti, ma un report di Alberto Brambilla, pubblicato su L’Economia, inserto del Corriere della Sera, frena gli animi dell’esecutivo.

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Pensioni: Quota 100 è insostenibile per l’Italia

Con il suo report, realizzato dal Centro Studi e Ricerche ‘Itinerari Previdenziali’, Alberto Brambilla ha tracciato il punto della situazione sulla Quota 100 e sulle prospettiva che l’Italia avrà nei prossimi tre anni a causa di questa misura previdenziale. I pronostici non sono dei migliori: all’interno del report sono state sottolineate tutte le conseguenze deleterie per il paese a causa dell’introduzione della Quota 100. Secondo la tesi, questa misura previdenziale potrebbe arrecare seri danni al sistema pensionistico italiano e peggiorerebbe i conti dell’Inps. La situazione che emerge, infatti, è molto preoccupante. Alberto Brambilla aveva criticato non poco la Quota 100 negli ultimi giorni, teorizzando una via d’uscita tramite una Quota 104: l’ipotesi non aveva però trovato riscontro all’interno dell’esecutivo gialloverde.

Pensioni: Quota 100 in numeri

Scendendo più nello specifico, il report di Alberto Brambilla ha sottolineato la possibile situazione negativa attraverso specifici numeri: a causa dell’introduzione della Quota 100 e delle altre misure previdenziali previste dalla riforma delle pensioni portata avanti dal Governo Lega-M5S, ci saranno almeno 300mila pensionati in più nel breve periodo. Di conseguenza, 300mila lavoratori in meno verseranno i contributi e altrettanti in più che verranno pagati con l’assegno previdenziale, uno scarto di 600mila unità che le nuove generazioni non riusciranno a colmare. Con il Reddito di Cittadinanza, poi, la spesa previdenziale e assistenziale salirà fino a 8 miliardi. Insomma, le prospettive, nonostante le promesse, non sono delle migliori.

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