I lavori ben pagati che nessuno vuole fare

Il mercato del lavoro sta cambiando e con lui anche le professioni più richieste. Con l’avvento dell’era digitale, molte delle mansioni che un tempo erano il pane quotidiano sono state lasciate indietro, anche se le agenzie e le aziende sono ancora alla ricerca di candidati che rivestino ruoli nell’artigianato. Ci sono, poi, lavori ben pagati che nessuno vuole fare in Italia e che riguardano l’ambito tecnologico. Il nostro paese sembra non essere in grado di stare al passo con i tempi, si parla di recessione e c’è chi sostiene che l’Italia, in realtà, lo sia da decenni. Negli ultimi anni, però, si sono affacciate al mercato del lavoro nuove prospettive, sempre più vicine all’ambito digitale, ma molti lavoratori, soprattutto giovani, non sembrano interessati.

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I lavori ben pagati nell’ambito tecnologico

Le aziende italiane, negli ultimi anni, hanno incrementato l’offerta di lavoro per tutte quelle professioni che richiedono una preparazione prettamente informatica: Big Data, Data scientist, Data architect, Sviluppatori software, Chief digital officer, Ingegneri informatici, sono profili che da qui ai prossimi vent’anni andranno a sostituire tutti quei ruoli di tipo impiegatizio che diventeranno obsoleti a causa dell’informatizzazione. Per questo motivo, tantissime aziende cominciano a orientarsi verso quelle agenzie specializzate proprio nella selezione di candidati capaci di occupare certi ruoli digitali. Adami & Associati è una di queste.

Le parole della CEO e Founder Carola Adami

Carola Adami, CEO e Founder dell’agenzia Adami & Associati, ha sottolineato questo gap fra domanda e offerta nell’era tecnologica: “Esiste un concreto e non trascurabile gap tra la domanda e l’offerta di lavoro, soprattutto per quanto riguarda le professioni tecnologiche. Si parla spesso della difficoltà delle imprese nell’assumere profili altamente qualificati, soprattutto per quanto riguarda le nuove professioni digitali. Va evidenziato il fatto che le aziende arrancano talvolta anche nell’individuare delle figure più tradizionali, che spesso tra i requisiti minimi non contemplano un titolo di laurea. Parliamo infatti di ruoli come il perito tecnico e l’elettrotecnico, o ancora, il falegname, il cablatore, l’idraulico, il manutentore, l’elettricista, l’estetista, il camionista e il panettiere“.

La rivoluzione digitale non cancellerà l’artigianato

Le difficoltà da parte delle aziende di trovare candidati validi, si amplia anche ai lavori considerati più umili e che non necessitano di un’alta specializzazione. Stiamo parlando degli artigiani, degli operai, dei periti tecnici. Come sottolinea Carola Adami: “Per molti giovani, il lavoro manuale corrisponde a un’occupazione umile, dal valore medio basso, e che in ogni caso richiede sforzi e sacrifici eccessivi. Per questo motivo, tali proposte di lavoro non vengono prese in considerazione, rimangono inascoltate, rallentando pesantemente i processi di recruiting delle aziende“. Aumento delle aspettative? Bisogno di realizzarsi andando oltre i propri nonni e i propri genitori? L’head Hunter Adami sembra avere le idee chiare al riguardo: “Sbaglia chi pensa che, con la rivoluzione digitale, le professioni artigiane siano destinate a scomparire. É vero il contrario: il bisogno di artigiani professionisti da parte delle imprese continuerà a essere impellente. Tutt’al più questi stessi profili saranno chiamati a rinnovarsi e ad acquisire nuove skills, trasformandosi pian piano nei cosiddetti artigiani 4.0“.

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