Alternativa a Quota 100: in pensione a 63 anni con Ape Sociale

La Quota 100 sta facendo il pieno di richieste: almeno 20mila fino a questo momento e Roma è in testa, seguita dalla città di Napoli. Consente di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi lavorativi versati, ma esisterebbe un’alternativa che garantirebbe l’uscita dal mercato del lavoro con un solo anno in più: l’Ape Sociale, un provvedimento varato dal precedente Governo e che è stato prorogato fino a dicembre 2019. Non è però una misura adatta a tutti: ecco chi può usarla e come.

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Cos’è l’Ape Sociale e a quanto ammonta l’assegno

L’Ape Sociale è una misura prorogata anche per quest’anno fino alla fine di dicembre 2019 ed è dedicata a chi ha compiuto 63 anni di età e risulta disoccupato, caregiver, lavoratore usurante o invalido. Per il lavoratore usurante, però, sono richiesti 36 anni di contributi, mentre per le altre categorie 30. L’Ape Sociale consiste in un anticipo contributivo a carico dello Stato che dura per 12 mensilità all’anno fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. In alternativa, come si evince dal sito web ufficiale dell’Inps: “Fino al conseguimento di un trattamento pensionistico diretto anticipato o conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia“. L’assegno sarà pari alla rata della pensione mensile che viene calcolata al momento dell’accesso al trattamento pensionistico nel caso sia inferiore a 1500 euro. Come specifica la circolare Inps, le domande possono essere presentate a partire dal 29 gennaio scorso e possono accedere i soggetti che hanno maturato i requisiti negli anni precedenti o entro il 2019.

I requisiti per l’Ape Sociale

Se da una parte ci sono i pro, l’alternativa alla Quota 100 con un solo anno in più di vita, dall’altra ci sono i contro. L’Ape Sociale non è diretta a tutti, ma solo ai soggetti che soddisfino i seguenti requisiti:

  • Soggetti disoccupati che da almeno tre mesi non percepiscono la prestazione di disoccupazione
  • Invalidi civili con grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento
  • Dipendenti che svolgono o hanno svolto un lavoro considerato usurante
  • Lavoratori che assistono, da almeno se mesi, il coniuge o il compagno/a di un’unione civile o un parente di primo grado affetto da grave handicap secondo la Legge 104

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