Quota 100: possibile andare in pensione dopo il 2021, ecco come

Il decreto relativo al reddito di cittadinanza e alla Quota 100, formulato e voluto dal Governo Lega-M5S, nasconde alcune notizie interessanti per chi intende lasciare il mercato del lavoro nei prossimi anni grazie alla misura introdotta dall’esecutivo. Lo conferma anche il quotidiano Il Sole 24 Ore: chi matura i requisiti per la Quota 100 entro il 2021, può andare in pensione anche dopo quella data. Per raggiungere gli anni di contributi richiesti, 38 per la precisione, non sarà però possibile cumulare versamenti al di fuori della gestione Inps.

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Quota 100: possibile andare in pensione dopo il 2021

La Quota 100, lo ricordiamo, à una misura-ponte fortemente voluta dal Governo Conte. Secondo gli obiettivi dell’esecutivo, dovrebbe condurci alla Quota 41 estesa a tutti e al superamento definitivo della Legge Fornero, anche se le critiche continuano ridefinire la formula come passeggera e incapace di aiutare le donne lavoratrici e, soprattutto, i giovani. Secondo il maxi decreto, comunque, sarà possibile per gli aspiranti pensionati uscire dal mercato del lavoro anche dopo i canonici tre anni, ovvero oltre il 2021, momento in cui la misura cesserà di esistere. Quindi, chi matura 62 anni di età e 38 di contributi entro la fine del 2021, potrà comunque fare la domanda di pensionamento tramite la Quota 100. Una buona notizia per chi credeva di non riuscire a rientrare nella misura per pochi mesi.

Riscatto della laurea: nessuna novità

L’agevolazione per il riscatto della laurea riguarderà gli under 45: questi beneficiari potrebbero così risparmiare fino al 30 per cento rispetto al riscatto ordinario allargato a tutte le altre categorie di lavoratori. Per ciò che riguarda il Tfs, ovvero il Trattamento di Fine Servizio per i dipendenti statali, l’anticipo bancario potrà arrivare fino a 30mila euro, con un interesse al 2,5 per cento. Il lavoratore dovrà poi restituire il tutto non appena incasserà la parte residua. Per il primo anno, inoltre, ci sarà una detassazione dell’1,5 per cento sull’imposta Irpef che dovrebbe compensare gli interessi e ammortizzare così il ritorno dell’anticipo da parte della banca.

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