Pensioni: arriva la bozza del decreto per Quota 100, ecco cosa sappiamo

È stata pubblicata la bozza del decreto relativo alla Quota 100, la misura-ponte che dovrebbe, in tre anni, dare la possibilità di estendere la Quota 41 a tutti, indipendentemente dall’età e superare definitivamente la legge Fornero così come voluto dalla Lega e dal M5S. Ricordiamo che i requisiti per potervi accedere includono i 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Rimangono, però, ulteriori paletti, come le finestre temporali diverse per lavoratori statali e pubblici. Vediamo qui di seguito tutti i casi.

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Pensioni: la durata della Quota 100 e le finestre d’uscita

Tante le novità nella bozza del decreto dedicato alla Quota 100, una misura che dovrebbe aiutare almeno 430mila lavoratori, anche se la platea dovrebbe ridursi, secondo le ultime stime del Governo. La scelta sarà su base volontaria e già questa caratteristica farà diminuire il numero di aspiranti pensionati fino a 300mila unità, con un buon 40 per cento di questi che saranno dipendenti pubblici. I 3,9 miliardi di stanziamento, in questo caso, potrebbero essere sufficienti. La durata sarà di tre anni, un lasso di tempo che renderà la Quota 100 una misura sperimentale, successivamente, i requisiti verranno adeguati alla speranza di vita. Un paletto che ha fatto molto discutere, invece, è quello delle finestre temporali: non sarà possibile andare in pensione al momento della richiesta e della maturazione dei requisiti, ma bisognerà attendere il mese utile deciso dal Governo. Chi maturà i requisiti dal 1° aprile, ad esempio, dovrà attendere sei mesi. Per i dipendenti pubblici è invece il preavviso ad essere di almeno sei mesi.

Pensioni: divieto di cumulo e assegni più bassi

Un altro paletto è il divieto di cumulo del reddito da lavoro fino a 5mila euro all’anno. Questo divieto vale fino ai 67 anni di età, cioè fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia. Inoltre, chi sceglierà la Quota 100 avrà un assegno pensionistico più basso, ma per un periodo più lungo. Il taglio può arrivare fino a un terzo dell’assegno è ciò è dovuto al fatto che chi esce prima dal mercato del lavoro, ha versato meno contributi e dunque riceve una cifra più bassa. Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, chi anticipa la pensione per un tempo superiore ai 4 anni, potrebbe vedersi ridotto l’assegno anche del 30 per cento.

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