Pensioni: Quota 100 non partirà subito per tutti, si allungano finestre d’uscita

La riforma delle pensioni subirà delle modifiche a seguito della volontà di abbassare il rapporto deficit/Pil al 2,04 per cento. Il Governo Conte andrà incontro alle richieste della Commissione Europea e per la Quota 100 e il reddito di cittadinanza, che non saranno in Manovra, saranno previsti dei decreto fatti su misura. Dunque, Quota 100 non partirà subito per tutti, ma ci saranno delle finestre d’uscita slittate rispetto a quelle promesse. Rimane il divieto di cumulo fino ai 5mila euro all’anno. Vediamo nel dettaglio come si evolverà la situazione.

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Pensioni: Quota 100 non partirà subito per tutti

Il vero nodo della controriforma gialloverde è la Quota 100; con questa misura il Governo intende superare la legge Fornero definitivamente e arrivare all’estensione per tutti della Quota 41. Non ci sono però sicurezze in merito e quella durata triennale della Quota 100 e il futuro post-riforma preoccupa molti. Si teme, infatti, un ritorno alla riforma del Governo Monti.  La partenza è rimandata ad aprile 2019, mentre per gli statali la prima finestra utile per uscire dal mercato del lavoro sarà a ottobre 2019, slittando così di sei mesi. A sottolineare questo cambio di rotta è l’esponente leghista Claudio Durigon: “Da gennaio maturi i requisiti, poi puoi andare in pensione con la finestra del primo luglio, perché dobbiamo dare il tempo per il turn over agli uffici della pubblica amministrazione“.

Pensioni: saranno gli insegnanti statali a risentirne di più

Di tutte queste modifiche e del probabile slittamento a sei mesi invece che a tre per l’uscita anticipata con Quota 100, saranno soprattutto gli statali a risentirne. In sostanza avrebbero gli stessi benefici rispetto alla legge Fornero. L’obiettivo del Governo è quello di recuperare almeno 2 miliardi di euro slittando le finestre d’uscita e garantendo il ricambio generazionale: chi matura i requisiti a dicembre 2018, può andare in pensione ad aprile 2019. Chi matura i requisiti a marzo 2019, può andare in pensione a ottobre 2019 e così via. Il problema, però, è proprio questo e riguarda il fatto che non tutti i dipendenti pubblici sono uguali e per alcuni le regole potrebbero modificarsi. Come ha spiegato Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della Gilda degli insegnanti: “Considerato che per gli insegnanti i tempi di pensionamento sono basati sull’anno scolastico anziché su quello solare, per loro il termine si sposta al 2020: di fatto, quindi, la misura contenuta nella legge di Bilancio taglia fuori del tutto i docenti“.

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