Pensioni: modifiche a Quota 100, varrà 3 anni

Il Governo ha ripreso a lavorare sulla riforma delle pensioni allo scopo di trovare un punto di incontro con la Commissione UE. L’obiettivo rimane quello di utilizzare la Quota 100 per arrivare alla Quota 41 estesa a tutti, indipendentemente dall’età e si pensa a un maxiemendamento. A riferirlo è La Repubblica: Governo e Parlamento stanno lavorando in sincronia per cercare di mantenere le cose come stanno senza inficiare troppo la controriforma e, più in generale, la Manovra. La Quota 100 diventerà più leggera per quanto riguarda la spesa: sono 6,7 i miliardi per il primo anno, molti dei quali devono essere direzionati verso gli investimenti.

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Pensioni: modifiche e penalizzazioni a Quota 100

Nel mirino delle modifiche c’è ovviamente la Quota 100, una misura che consentirà di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi versati. Si pensa a penalizzazioni del 12 per cento, ovvero penalizzare chi esce senza la rivalutazione delle pensioni per quanto riguarda il calcolo con metodo retributivo e in anticipo fino a cinque anni. Ci sarebbe poi il divieto di cumulo per cinque anni, che consisterà nel vietare la possibilità ai neopensionati di accumulare redditi da lavoro. Un’altra possibilità, riportata anche da Il Sole 24 Ore, consisterebbe nel limitare il tempo della Quota 100: un massimo di tre anni, come misura a termine per raggiungere la Quota 41 estesa a tutti.

Pensioni: in arrivo proroghe a Opzione Donna e Ape Sociale

Oltre alla Quota 100, ci sarebbero novità sulla Manovra anche per l’Opzione Donna e l’Ape Sociale. Entrambe le misure, infatti, dovrebbero essere prorogate. Più nel dettaglio, per Opzione Donna varranno i limiti già considerati: almeno 58 anni per dipendenti e almeno 59 anni per autonome, entrambe con almeno 35 anni di contributi. La nuova finestra mobile sarà di 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome. L’adeguamento alla speranza di vita non verrà applicato. Dunque per le dipendenti il lavoro potrà essere lasciato a 59 anni, mentre per le auotnome a 61 anni e sei mesi. La penalizzazione sul ricalcolo dell’assegno, però, potrebbe arrivare fino al 25 per cento.

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