Pensioni: Quota 100 bocciata, cosa si rischia?

Ancora una volta le notizie sulla riforma delle pensioni voluta e portata avanti dal Governo Conte, sono negative. L’Unione Europea, così come l’OCSE, hanno bocciato la Quota 100. La seconda, in particolare, ha definito la misura come un’aggravante delle disuguaglianze generazionali che rischia anche di aumentare la spesa previdenziale. Altro effetto sottolineato proprio dall’OCSE è la riduzione della crescita sul lungo periodo. Meno incisivi sul reddito di cittadinanza: “I benefici sulla crescita saranno probabilmente modesti, soprattutto a medio termine“. Vediamo nel dettaglio cosa si rischia e cosa potrebbe succedere.

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Pensioni: Quota 100 boccata da UE e OCSE

L’agenzia di stampa Ansa ha riportato le parole dell’economista tedesco Marcel Fratzscher che afferma come non sia ancora tutto perduto. L’UE ha bocciato la Manovra, ma è ancora possibile sedersi al tavolo delle trattative e dialogare al fine di trovare una via di mezzo: “Se il Governo italiano presentasse un piano di aiuto alla gente – ha detto Fratzscher – che generi crescita e occupazione, allora nessuno in Europa direbbe di no“. La Quota 100 e il reddito di cittadinanza, quindi, non sarebbero misure appropriate in questo momento e bisognerebbe riconfigurare la situazione e cercare un compromesso che faccia bene sia all’UE che all’Italia. Matteo Salvini, dal canto suo, ha sempre affermato di non volersi arrendere, così come il vicepremier Luigi Di Maio.

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Pensioni: cosa succederà adesso?

La modifica strutturale della Manovra potrebbe essere una via di mezzo che farebbe piacere all’Unione Europea. La riforma delle pensioni, quindi, dovrebbe essere rivista in toto poiché l’introduzione della Quota 100 potrebbe comportare un aumento della spesa previdenziale che andrebbe a inficiare tutto il lavoro svolto nell’ultimo anno. Secondo Paolo Savona, intervista al Corriere della Sera, questa Manovra non è più funzionale poiché si tratta di una modifica che non potrebbe reggere sul lungo periodo. Questo è infatti il grande problema: sul breve periodo avrebbe dei benefici per chi esce dal mercato del lavoro entro il prossimo anno, ma a pagarne le conseguenze saranno le generazioni future che dovranno accollarsi il debito. Dunque, siamo punto e a capo? Non proprio, ora toccherà al Governo fare la prossima mossa e per sabato è già previsto un incontro fra il Primo Ministro Conte e Junker.

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