Pensioni: tutte le 10 soluzioni per andare in pensione nel 2019

Sulla riforma delle pensioni rimangono molto dubbi, anche se Lega e M5S affermano che non ci saranno penalizzazioni importanti per la Quota 100 e che la data utile sarà Febbraio 2019. In questi ultimi mesi, però, abbiamo potuto osservare diverse variazioni sul tema, dai lavoratori gravosi a Opzione Donna, dai lavoratori precoci al cumulo dei contributi. Il Sole 24 Ore ha fornito una lista delle dieci possibilità che aprono la strada all’uscita dal mercato del lavoro nel 2019. Vediamo tutte le soluzioni.

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1) Pensione di vecchiaia: nel 2019, per poter maturare il diritto alla pensione di vecchiaia bisognerà aver raggiunto i 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi versati. Scatta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui il lavoratore ha compiuto l’anno di età pensionabile. In alternativa, nel caso in cui nella data utile non siano stati soddisfatti i requisiti assicurativi e contributivi, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo rispetto alla data in cui vengono maturati i requisiti. Il rapporto di lavoro dipendente deve, inoltre, cessare, ma non il lavoro autonomo

2) Lavori usuranti: le persone che possono usufruire della pensione, in questo caso, sono lavoratori che abbiamo svolto nella loro carriera lavorativa una o più attività usuranti presenti nella lista redatta dal Governo per un periodo di tempo minimo pari a metà della vita lavorativa oppure sette anni negli ultimi dieci. Ciò vale per le pensioni con valore decorrente a partire dal 1° Gennaio 2018. A beneficiarne saranno circa 6mila lavoratori. Dal 2019 al 2026, i requisiti saranno: almeno 61 anni e 7 mesi di età più 35 di contributi, dunque Quota, 97,6.

3) Lavoratori precoci: questi lavoratori possono arrivare alla pensione grazie alla Quota 41 più cinque mesi di contributi versati, indipendentemente dall’età raggiunta. L’unico paletto risiede nell’aver svolto attività lavorativa per un periodo di 12 mesi entro i 19 anni di età. Il sistema di calcolo dell’assegno è quello misto.

4) Lavori gravosi: i requisiti previsti per i lavoratori gravosi sono fissati a 66 anni e 7 mesi di età. A partire dal 2019 non sarà previsto l’adeguamento all’aspettativa di vita. A livello contributivo invece, le soglie sono 41 anni e dieci mesi per le donne e 42 anni e dieci mesi per gli uomini.

5) Pensione anticipata in base a Legge Fornero: questo trattamento pensionistico è riservato ai lavoratori che abbiano raggiunto i requisiti contributivi in anticipo rispetto a quelli previsti per la pensione di vecchiaia. Secondo la legge attuale, nel 2019 gli uomini potranno usufruirne raggiunti i 43 anni e tre mesi di contributi, mentre le donne con 42 anni e dieci mesi di contributi. Con la Quota 100 potrebbero non esserci le variazioni previste e potrebbe tornare il sistema di uscita con finestre: in questo modo bisognerà attendere almeno tre mesi dopo aver maturato i requisiti previsti.

6) Quota 100 per dipendenti privati: in questo caso si prevedono almeno quattro finestre d’uscita con i soliti paletti dei 62 anni di età e 38 di contributi. Secondo le stime potrebbero beneficiarne almeno 200mila persone che lavorano nel comparto privato. Per l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, coloro che beneficieranno di questa misura potranno andare in pensione con almeno due anni e mezzo di anticipo rispetto alla media.

7) Quota 100 per dipendenti pubblici: discorso diverso per questa categoria. Potrebbero usufruirne circa 150mila dipendenti pubblici, ma le finestre d’uscita dovrebbero essere solo due ogni sei mesi. Dovrebbe essere previsto il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro per i primi due anni e non dovrebbe superare in ogni caso la soglia dei 5000 euro all’anno.

8) Opzione Donna: nella Manovra dedicata alle pensioni ancora allo studio del Governo, sarebbe prevista la proroga a Opzione Donna fino al 2021. Le lavoratrici dipendenti potranno andare in pensione con 58 anni di età e 35 anni di contributi, mentre quelle autonome con 59 anni. Con decorrenza pari a 15 mesi per le lavoratrici dipendenti, il sistema di calcolo sarà contributivo, stessa sorte per le lavoratrici autonome ma con tre mesi in più di decorrenza.

9) Cumulo dei contributi: è possibile cumulare gratuitamente i contributi previdenziali versati in diverse gestioni. Secondo le stime, la platea dovrebbe essere attorno ai 50mila lavoratori ogni anno. In questo modo potranno andare in pensione in anticipo e senza costi. Anche chi ha versato contributi alle casse dei professionisti può usufruire di questa misura ed è possibile mantenere il sistema di calcolo dei contributi per ogni carriera lavorativa. Tutto questo a beneficio quindi di chi ha avuto carriere lavorative frammentarie.

10) Ape Sociale e aziendale: infine abbiamo l’anticipo pensionistico aziendale. Questi viene fornito dal datore di lavoro privato, senza accordo sindacale e senza essere influenzato dal numero di dipendenti. Il lavoratore potrà ricevere un assegno per un periodo massimo di 43 mesi prima di raggiungere la pensione di vecchiaia grazie a un prestito da restituire in vent’anni e le cui rate verranno tranneute dalla pensione futura. Servono almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi ed essere lavoratori dipendenti. Altro requisiti fondamentale è la distanza dalla pensione di vecchiaia: non più di 3 anni e sette mesi. Per i lavoratori in condizioni di disagio c’è anche l’Ape Sociale che funziona allo stesso modo ma tramite lo Stato. In questo caso non devono mancare più di 3 anni alla pensione di vecchiaia per poterne usufruire.

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