Pensioni: Quota 100 e il rischio dell’assegno basso anche senza penalizzazioni

Secondo le ultime disposizioni del Governo Conte, la Quota 100 non dovrebbe comportare alcuna penalizzazione. Nei giorni scorsi, infatti, si parlava di un 1,5 per cento di penalità per ogni anno di anticipo pensionistico. L’idea è stata accantonata, certo, ma questo non significa che chi usufruirà della Quota 100 otterrà un assegno consono ai suoi anni di lavoro. Il ribasso è dietro l’angolo. Nel frattempo è stato chiarificato anche il modo con il quale un lavoratore potrà uscire dal mercato del lavoro: quattro finestre di uscita, 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi versati, ma vediamo cosa si rischia nella realtà sull’assegno.

Pensioni: assegni della Quota 100 più bassi

La strada intrapresa da Lega e M5S al fine di riformare la legge Fornero e cancellarla definitivamente è ancora molto lunga. Se la Quota 41 è stata rimandata di qualche anno, la Quota 100 è slittata a Febbraio invece che a Gennaio 2019, ma non sarà quel mese in più a destare problemi. L’unica certezza che abbiamo, per ora, è che Camera e Senato dovranno approvare la Legge di Bilancio entro il 31 Dicembre 2018; siamo agli sgoccioli e c’è ormai ben poco da poter modificare. Per questo motivo le ipotesi al vaglio sono sempre più probabili. A sollevare il dubbio è stato il quotidiano online Today.it. Anche se non ci sarà la famosa penalizzazione dell’1,5 per cento, è probabile che gli assegni pensionistici che verranno percepiti con la Quota 100 saranno comunque più bassi.

Pensioni: quanto si perde sull’assegno a causa della Quota 100

Veniamo ora ai numeri veri e propri. Al netto delle penalità che sono state eliminate, non è escluso che chi riesca a uscire il prossimo anno dal mercato del lavoro, non debba fare i conti con un ribasso sull’assegno pensionistico. Il Governo ha sottolineato a più riprese che non saranno previste riduzioni, ma andare in pensione anticipatamente e, soprattutto, in questo modo, non esclude la possibilità di danni economici per i lavoratori prossimi al pensionamento. Oggi viene applicato il sistema contributivo per calcolare l’assegno del lavoratore e viene applicato un coefficiente di trasformazione stabilito dall’Inps. Più anni di contributi si hanno, più alta sarà la pensione. In questo scenario, dunque, se andiamo ad anticipare di cinque anni il trattamento pensionistico, perderemo una grande fetta di assegno. Secondo le stime del Presidente Inps Tito Boeri, il ribasso potrebbe raggiungere il 21 per cento dell’assegno totale rispetto a chi andrà in pensione a 67 anni. Un dato non da poco per chi è prossimo ad uscire dal mercato del lavoro.

Vuoi rimanere sempre aggiornato?

Iscriviti alla nostra newsletter, sarai tra i primi a conoscere le ultime news!

Seleziona lista (o più di una):

Leggi la nostra Informativa sulla privacy

© Tutti i diritti riservati. È vietata ogni forma di riproduzione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!