Pensioni 2018: i quattro scenari pensionistici secondo l’INPS e i relativi costi

Pensioni 2018: l’obiettivo del Governo Conte, guidato dai due vicempremier Luigi Di Maio, dei cinque stelle, e Matteo Salvini della Lega, è sempre stato quello di superare definitivamente la legge Fornero voluta dal Governo Monti nel 2011 e attuata dall’allora Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Per farlo, le ipotesi sono state molte, le più gettonate vedono una riforma in due tappe con l’introduzione della Quota 100 – somma dell’età anagrafica con gli anni di contributi versati – fin dal gennaio 2019 e la modifica della Quota 41 entro il 2020. Negli ultimi giorni, però, si è fatta largo anche l’ipotesi di una Quota 42 al fine di ammortizzare i costi e limitare l’aumento vertiginoso del numero di pensionati in pochi anni. Secondo l’Inps, invece, ci sarebbero solo quattro scenari possibili.

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Prima possibilità: ripristino della pensione di anzianità con 41 anni di contribuzione e l’introduzione della Quota 100 con età minima di 64 anni e soglia di contributi di 35. I costi nel 2019 sarebbero pari a 11,6 miliardi di euro per 596mila pensioni in più alla fine dell’anno. I costi salirebbero a 18,3 miliardi entro il 2028, mentre gli assegni toccherebbero quota 1 milione. Come afferma l’Inps: “A partire dal 2030 gli oneri si riducono, trasformandosi in risparmi intorno all’anno 2040. A regime gli effetti della normativa tendono progressivamente ad annullarsi“.

Seconda possibilità: in questo caso viene ipotizzato uno sbarramento a 65 anni di età con un costo di 10,3 miliardi subito, che aumenterebbe poi nel 2019 già a 16,5 miliardi di euro. In questo caso, inoltre, i flussi di pensionamento aumenterebbero da 519mila a 896mila.

Terza possibilità: per questa ipotesi si parla di un eventuale ritorno ai 41 anni di anzianità e all’introduzione della Quota 100, che diventerebbe 101 per i lavoratori autonomi. In questo caso, senza i requisiti dell’età, i costi salirebbero vertiginosamente a 14,4 miliardi fin da subito, per aumentare ancora fino ai 21 miliardi all’anno entro il 2028. Nel 2019 gli assegni pensionistici in più sarebbero 751mila; il numero, dopo dieci anni, supererebbe il milione.

Quarta possibilità: in questa situazione, invece, si intende l’introduzione della Quota 100 con un minimo di 64 anni di età e il mantenimento delle regole attuali per ciò che concerne i contributi per uscire dal mercato del lavoro, ovvero 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Per il primo anno la spesa sarebbe di 4,6 miliardi in più per poi raggiungere gli 8 miliardi entro il 2028. In dieci anni il numero di assegni pensionistici passerebbe da 258mila a 450mila.

Questi sono gli scenari possibili proposti dall’Inps, senza contare, però, che il Governo Conte sta pensando anche alla possibilità della Quota 42 che ammortizzerebbe i costi e manterrebbe in equilibrio il numero di pensionati, evitando una crescita che potrebbe portare a un aumento vertiginoso del debito.

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Un pensiero riguardo “Pensioni 2018: i quattro scenari pensionistici secondo l’INPS e i relativi costi

  • 15 Luglio 2018 in 12:45 pm
    Permalink

    Vorrei essere informato sulla approvazione prolungamento progetto donna 2018

    Risposta

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