Pensioni 2018: Quota 41 senza vincoli o paletti dal 2019? Ecco cosa cambierebbe

Pensioni 2018: nel contratto di Governo, come sappiamo, si parla anche di riforma pensionistica e di superamento graduale della legge Fornero mediante l’introduzione della Quota 100 e la modifica della Quota 41 a partire dal 1° gennaio 2019. I dubbi sulla fattibilità e, soprattutto, sulla copertura dei costi continuano a infiammare il dibattito nonostante si parli di stanziare 5 miliardi all’anno. Dal 1° gennaio 2019 per la Quota 41 potrebbero cambiare molte cose, a partire dalla cancellazione di vincoli e paletti. Per Matteo Salvini, leader della Lega, 41 anni di contributi sarebbero sufficienti. Vediamo i dettagli.

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Pensioni 2018: le attuali regole della Quota 41 e quelle attive dal prossimo anno

Ad oggi, per poter richiedere l’uscita dal mercato del lavoro tramite la Quota 41, è necessario essere in alcune situazioni specifiche. Possono infatti accedervi quei lavoratori che abbiano maturato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età, ma non basta. I soggetti devono anche rispondere alle seguenti condizioni:

  • Lavoratori dipendenti che svolgono mansioni usuranti
  • Lavoratori che svolgono mansioni gravosi da almeno sei anni e in via continuativa
  • Lavoratori dipendenti disoccupati a causa della cessazione del rapporto di lavoro avvenuta con licenziamento – anche collettivo –  per giusta causa o consensuale e che da almeno tre mesi non percepiscano assegni di disoccupazione
  • Lavoratori, sia dipendenti che autonomi, che assistono il coniuge o un parente di primo grado e convivente avente un handicap grave. La condizione deve sussistere da almeno sei mesi al momento della richiesta
  • Lavoratori dipendenti o autonomi con riduzione della capacità lavorativa del 74 per cento, accertata dalle commissioni preposte al riconoscimento dell’invalidità civile

Nel contratto di Governo firmato Lega-M5S, invece, per quanto riguarda la Quota 41 sono presenti importanti novità, la prima fra tutte è l’assenza dei vincoli sopra elencati. Questo significa che dal 1° gennaio 2019 sarà possibile uscire dal mercato del lavoro semplicemente con 41 anni di contributi versati. Non si tratterà di pensione anticipata, anche se ancora sono molti i dubbi e non si sa come verrà attutata.

Pensioni 2018: Quota 100 con penalizzazioni?

Per quanto riguarda la Quota 100, invece, potrebbero essere previste delle penalizzazioni. Ricordiamo che questa Quota fornisce la possibilità di andare in pensione grazie alla somma dell’età anagrafica con i contributi versati. L’età minima potrebbe quindi essere fissata a 64 anni con 36 di contributi. Le penalizzazioni, però, potrebbero essere dietro l’angolo. Il Corriere, come riporta anche Orizzontescuola.it, ha calcolato le perdite sugli assegni in base all’età del lavoratore:

  • 20 anni di età: perdita di circa 210 euro con anticipo pensionistico di 5 anni
  • 30 anni d età: da 1305 euro per gli uomini e 1205 euro per le donne, l’assegno scenderebbe a 1112 euro
  • 40 anni di età: con un possibile anticipo pensionistico di 3 anni e 7 mesi l’assegno potrebbe passare da 1308 euro a 1255 euro
  • 50 anni di età: con un anticipo di 2 anni e 9 mesi, l’assegno passerebbe da 1469 euro a 1349 euro
  • 60 anni di età: con un anticipo di 1 anni e 11 mesi l’assegno passerebbe da 1627 euro a 1577 euro.

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