Pensioni 2018: uscire dal lavoro a 60 anni potrebbe non essere vantaggioso

Pensioni 2018: il tema delle pensioni continua a far discutere le principali forze politiche. M5S e Lega puntano entrambe a un superamento della Legge Fornero con l’introduzione di nuove norme e regolamentazioni, dalla Quota 100 alla Quota 41, fino al coefficiente di usura introdotto da Pasquale Tridico, l’economista che, in caso di salita al Governo del M5S, potrebbe diventare il prossimo Ministro del Lavoro. Tridico, ai microfoni di Radio Capital, pochi giorni fa ha parlato della possibilità dell’uscita dal mercato del lavoro a 60 anni con 40 anni di contributi, ma questa soluzione potrebbe non essere così vantaggiosa come sembra.

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Pensioni 2018: uscire dal mercato del lavoro a 60? Non sarebbe così vantaggioso

Uno dei punti cardine del sistema previdenziale indicato da Pasquale Tridico del M5S riguarda la possibilità di uscire dal mercato del lavoro a 60 anni e dopo aver versato 40 anni di contributi. Potrebbe risultare una situazione vantaggiosa, ma non per tutti, soprattutto per coloro i quali sono entrati nel mercato del lavoro in età molto giovane; questo perché, nonostante i 40 anni di contributi, i lavoratori in queste condizioni non riuscirebbero a raggiungere l’età necessaria per andare in pensione ed è quindi una situazione che andrebbe valutata in modo più approfondito. Per quanto riguarda il coefficiente di usura introdotto alcuni giorni fa ai microfoni di Radio Capital, il blocco dell’età pensionabile in questo caso non sarebbe permamente ma temporaneo.

Pensioni 2018: abolire la Legge Fornero non favorirebbe i giovani

Lo sostiene Vincenzo Galasso a Il Sole 24 Ore che ricorda come l’introduzione del meccanismo di adeguamento dell’aspettativa di vita non sia stato introdotto dalla Legge Fornero, ma dalla Legge Sacconi. Ciò che invece ha fatto la riforma Fornero è stato estendere questo meccanismo alla pensione anticipata. Lo scopo della riforma era quello di mantenere sicuro il sistema previdenziale limitandone la spesa e proteggendolo quindi dalla crisi economica. Secondo Galasso ci sarebbero due alternative: “O lavoriamo un po’ più a lungo per finanziarcela, oppure chiediamo agli altri – ai giovani – di pagarcela. Con l’aggiustamento automatico dell’età di pensionamento e dei requisiti si sceglie la prima alternativa“. Per quanto riguarda l’eliminazione della Legge Fornero e Sacconi, ciò sarebbe possibile: “È sicuramente possibile, se ci sarà la volontà politica. I costi per la finanza pubblica sono ingenti: 15-20 miliardi di euro all’anno. Ma forse l’aspetto più grave sta nell’impatto sull’equità intergenerazionale. Si continuerebbe a dare risorse alle generazioni anziane – ai sessantenni da mandare in pensione prima – togliendole ai giovani – a cui rimarrebbe da pagare il conto, in termini di maggiori contributi e minore occupazione“.

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4 pensieri riguardo “Pensioni 2018: uscire dal lavoro a 60 anni potrebbe non essere vantaggioso

  • 11 Aprile 2018 in 12:49 pm
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    Quante bugie:
    Oggi, a essere fortunati, i giovani laureati trovano lavoro a 30 anni e se la fortuna li assiste completando 40 anni di contributi, in pensione andranno al compimento di settantanni. Quindi non a sessantanni ma a settanta! Per le risorse serve applicare i tagli a tanti specchi di denaro pubblico, applicare la legalità in tutte le attività amministrative, finanziarie ed economiche in tutti i settori della pubblica amministrazione. Serve fare contratti di solidarietà con riduzione di orario, dirottare in INPS i fondi delle pensioni integrative, aumentare il gettito dei contributi, garantire il tournover per dare occupazione. Inoltre tagliare le cosiddette pensioni d’oro, limitare gli emolumentei dei top manager, eliminare i doppi e tripli incarichi, eliminare il clientelismo politico, tagliare i vitalizi, eliminare i senatori a vita, ridurne il numero dei parlamentari ecc. ecc. Anche dagli enti locali dove esistono tesoretto accumulati da multe e sanzioni vari, vedere di dirottare nelle casse dello Stato questo fiume di denaro avvolte illecito.

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    • 11 Aprile 2018 in 1:59 pm
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      Sono d’accordo che sono tutte bugie, un pò meno sulle possibili soluzioni:
      I contratti di solidarietà ultimamente hanno portato a riduzione del personale ed a licenziamenti.
      Se i fondi versati nelle pensioni integrative passassero all’INPS, si mangerebbero anche quelli; e se le pensioni integrative sono quelle stipulate dai dipendenti delle grosse aziende non portano neanche grossi vantaggi; le assicurazioni private te le raccomando;
      Aumentare il gettito sistema contributivo, dei contributi, già fatto passando al contributivo; Turn-Over le aziende non sanno cosa è: anzi licenzi tre e ne assumi uno quando va bene;
      Eliminare doppi , tripli incarichi, o come l’ex presidente dell’INPS che ne aveva una ventina, si può fare;
      Tagliare le pensioni d’oro abbiamo visto quanto è difficile, ma poi se hanno o avessero pagato i giusti contributi perchè tagliarle (contributo di solidarietà è già più percorribile)
      Eliminare il clientelismo politico “Chimera”, come tutto ciò che riguarda i costi della politica.
      E non sto ad elencare tutte le altre ipotesi.
      Il problema non è di facile soluzione, e quindi sperperano i soldi con parcelle indirizzate ai soliti sapientoni che le sparano tanto anche se sbagliano, paghiamo sempre noi.

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  • 11 Aprile 2018 in 1:32 pm
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    Ennesima menzogna all’italiana, ma questi economisti e sapientoni dove li trovano.Il sistema non regge perchè i soldi se li mangiano “loro”.

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  • 11 Aprile 2018 in 1:34 pm
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    Un esempio fra tanti e fra gli ultimi, un certo presidente dell’INPS “M….” con tutti i danni che ha fatto non ha pagato per gli errori ed è stato lautamente liquidato….. O sbaglio!!!!!

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