Opzione Donna e pensione di garanzia da 750 euro per i giovani: le proposte del PD

Ieri il Partito Democratico ha esposto il suo programma elettorale in vista delle prossime elezioni del 4 marzo 2018. Sul fronte delle pensioni sono presenti alcune proposte relative all’Opzione Donna e alla possibilità di elargire una pensione di garanzia per i giovani da 750 euro. Inoltre, intende rendere più strutturale l’anticipo pensionistico sia per quanto riguarda l’Ape Volontaria, sia per l’Ape Social. Ecco nel dettaglio tutte le proposte in merito al tema pensionistico.

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Pensioni, PD: nuova Opzione Donna e pensione di garanzia per i giovani

I due cavalli di battaglia del Partito Democratico, per quanto riguarda il tema delle pensioni, è rivolto in primo luogo a Opzione Donna: i democratici vorrebbero varare una nuova Opzione Donna, in questo caso le donne lavoratrici potrebbero avere accesso alla pensione con 35 anni di contributi e un’età minima pari a 63 anni. Come riporta il Sole 24 Ore: “Il piano del PD, nella fase iniziale, ha un costo di circa 1,5/1,7 miliardi di euro“. Il pianto non è ancora stato ufficialmente stimato. Inoltre, il Partito Democratico di Matteo Renzi vorrebbe anche introdurre una nuova pensione di garanzia pensata per i giovani pari a un minimo di 750 euro con almeno 20 anni di contributi; a ogni anno di contribuzione in più, arriverebbero altri 15 euro al mese, fino al raggiungimento di 1000 euro mensili.

Pensioni: il Governo Gentiloni ha firmato il decreto sui lavori gravosi

Il Primo Ministro Paolo Gentiloni, tramite l’account Twitter, ha comunicato la notizia relativa alla firma del decreto sui lavori gravosi:

L’aumento dei requisiti pensionistici non scatterà a partire dal 2019 per le 15 categorie di lavori considerati gravosi. Come ha riportato il Sole 24 Ore, però, sarà necessario presentare una domanda all’INPS al fine di ottenere l’esenzione dell’aumento pensionistico previsto per il 1° gennaio 2019. Intanto, Anna Ascani, durante la trasmissione televisiva Omnibus su La7, ha ribadito che la Legge Fornero, nonostante i molti difetti, non deve essere soggetta a cancellazione; i motivi risiedono negli alti costi da sostenere una volta abolita.

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