Riforma pensioni 2018, Ichino: “Senza Legge Fornero si rischia la crisi”

La proposta di abolire la Legge Fornero interessa ormai tutti i partiti italiani, anche in vista delle prossime elezioni politiche del 4 marzo 2018. Durante la sua intervista a Labitalia, il senatore del Partito Democratico Pietro Ichino ha espresso le sue considerazione sulla possibilità di cancellare la legge: “Tornare indietro rispetto alla riforma del sistema pensionistico del 2011 avrebbe probabilmente l’effetto di innescare una crisi grave della nostra finanza pubblica, con una crescita progressiva del costo del nostro debito che aggiungerebbe decine di miliardi di maggiori interessi da pagare alle decine di miliardi di maggiore esborso per le pensioni“.

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Riforma Pensioni: Ichino critico sulla revisione del Jobs Act

Secondo Pietro Ichino, dunque, una cancellazione totale della Legge Fornero potrebbe portare il paese in una profonda crisi. Secondo le stime, le casse dello Stato dovrebbero sborsare almeno 140 miliardi di euro in caso di abolizione, mentre secondo la Ragioneria dello Stato, questa cifra potrebbe essere destinata a salire nel caso si considerassero anche i risparmi cumulati fino al 2060; cancellare la Legge Fornero, quindi, significherebbe rinunciare a 350 miliardi di euro. Pietro Ichino si è mostrato critico anche nei confronti di una possibile revisione del Jobs Act, sottolineando come negli altri paesi vi sia più continuità sull’emanazione delle leggi: “Negli altri paesi europei maggiori si osserva un’attenzione molto maggiore, da parte delle opposizioni, all’esigenza di assicurare un minimo di continuità dell’evoluzione legislativa e di evitare un eccesso di volatilità dei contenuti della legislazione“.

Riforma pensioni: Martone a difesa della Legge Fornero

Anche l’ex viceministro del Lavoro Michel Martone prende le difese della Legge Fornero, spiegando che la cancellazione non è attuabile per una mancanza di risorse. Durante un’intervista a Lapresse: “Bruxelles ha più volte sottolineato che la Fornero è da considerarsi come uno dei pilastri del risanamento dei conti pubblici italiani. L’Europa ci imporrebbe di ottenere gli stessi risparmi in un altro modo, chiedendo sacrifici ad altri italiani. Ciò non toglie che ci sono ancora troppe sperequazioni, tanti baby pensionati e politici con vitalizi alti a fronte di lavoratori che escono dal lavoro troppo tardi. Per questo bisogna attuare una redistribuzione nel sistema previdenziale e dal miglioramento dell’efficienza nella Pubblica amministrazione si possono ottenere ingenti risparmi“.

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