Madri lavoratrici: boom di dimissioni, in 25mila costrette a lasciare il lavoro

Essere madri lavoratrici in Italia è un problema e a sostenerlo sono i dati dell’Ispettorato del Lavoro. In tutte le regioni, infatti, sono state registrate migliaia di dimissioni da parte di donne appena diventate madri. Nonostante vi siano state negli ultimi anni molte modificazioni allo scopo di aiutare le neomamme a ritornare nel mondo del lavoro, molte di queste non riescono a rientrare nei costi, non trovano posto negli asili nido oppure hanno i genitori che ancora lavorano.

Nel nostro paese, le dimissioni volontarie da parte di madri lavoratrici o comunque genitori con figli al di sotto dei tre anni sono state 37738. Le donne che si sono dimesse dai loro incarichi lavorativi, in base ai dati dell‘Ispettorato del Lavoro del 2016, sono state 29879: 5261 hanno effettuato il passaggio a un’altra azienda, mentre le 24618 restanti hanno dovuto lasciare il posto di lavoro per problemi legati ai figli e all’assistenza dei bambini o, ancora, a causa dell’impossibilità di coniugare lavoro e famiglia. A dimettersi sono soprattutto operaie e impiegate, oltre 28mila, mentre i quadri e le donne dirigenti sono state 680.

La regione che più di tutte ha registrato questi dati è la Lombardia con 8850 dimissioni; 3757 sono legate al passaggio in un’altra realtà aziendale, le rimanenti, invece, hanno motivazioni di tipo famigliare. Quasi la metà delle donne ha lasciato il lavoro per mancanza di posti al nido, mancanza di parenti – i genitori – disposti ad accudire i figli ed elevati costi di assistenza per i figli. Il maggior numero di dimissioni è stato registrato al nord con 23117 unità, al centro sono state 8562, mentre al sud 6059. All’ultimo posto c’è la Calabria con 517 dimissioni, anche se in questo caso potrebbe essere la disoccupazione femminile stessa a fare la differenza.

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