Le donne sono leader migliori degli uomini, ma all’Italia non interessa

Le donne sono leader migliori degli uomini, lo confermerebbe uno studio condotto su un campione di 3000 manager scandinavi. La ricerca scientifica, condotta da un team di Leadership and Organisational Behaviour presso la BI Norwegian Business School guidato dal professor Øyvind L. Martinsen, non è solo un modo per ripensare i ruoli lavorativi e le potenzialità delle donne, ma anche una provocazione nei confronti di un mercato del lavoro che, ad esempio in Italia, guarda alla donna con sospetto. Secondo i risultati della ricerca, una donna lasciata alla guida di un’azienda produce risultati migliori degli uomini in qualsiasi settore lavorativo.

Le donne eccellono in 4 ambiti su 5

Le manager hanno ottenuto risultati migliori in almeno 4 dei 5 ambiti di studio: iniziativa e comunicazione chiara, apertura e abilità  nell’innovare, socialità e supporto agli altri, managerialità metodica e puntata a raggiungere l’obiettivo. Per gli uomini i risultati migliori sono stati ottenuti nella gestione dell’emotività e dello stress. “L’obiettivo di ogni manager – ha commentato il professor Martinsen – è quello di attrarre clienti e aumentare la produttività e profitti. I nostri risultati dimostrano che le donne riescono meglio degli uomini. Questo studio pone una legittima domanda riguardo alla costruzione delle gerarchie di management e alla distribuzione corrente delle donne nelle posizioni apicali“.

Le CEO donne sono in calo

Negli ultimi anni, però, le donne CEO sono in calo: meno capi di sesso femminile, meno possibilità di lavoro per le donne, meno produttività per le aziende. Ma tutto questo all’Italia non interessa: basti pensare che, secondo una ricerca condotta dalla piattaforma Linkedin, l’Italia si trova al nono posto, sui 10 paesi analizzati, come numero di manager donna, che rappresentato il 25,7 per cento del totale dei leader nel paese. All’Italia le donne interessano solo come commesse, addette alle pulizie e, forse operaie. Sembra difficile immaginare una donna a capo di un’impresa, capace di guidare una squadra nel raggiungimento di un obiettivo.

Stiamo tornando indietro di 50 anni

Le iniziative anacronistiche della Lega, come il ddl Pillon, o le sparate del fisico Alessandro Strumia che considera le donne vittimiste e più inclini alle materie umanistiche che non a quelle scientifiche, non fanno che rafforzare questa situazione. Le due cose potrebbero non sembrare collegate: un ddl sull’affido condiviso e le donne leader sul lavoro, invece è così. L’iniziativa leghista di Pillon potrebbe farci tornare indietro di 50 anni, così come la mozione antiabortista del Comune di Verona che attacca senza ritegno un altro diritto acquisito, la legge 194 per il diritto all’aborto. Tutte queste cose insieme tracciano un quadro sconcertante di come la figura della donna viene assimilata nella società italiana oggi: non può decidere, non può comandare, non può sognare. E anche se la scienza sentenzia l’esatto opposto, all’Italia non interessa, perché la donna sta bene lì dove sta, vicino a un camminetto, ad attendere il ritorno del suo Ulisse.

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