I lavori che per legge le donne non possono svolgere

Ci sono lavori che per legge le donne non possono svolgere e questa discriminazione riguarda ben 104 paesi del mondo. In Russia, ad esempio, vigono almeno 455 restrizioni per quando riguarda il lavoro femminile. Questo e altri particolari sono stati riportati dal The Economist, che ha estrapolato i dati dalla Banca Mondiale. Nel 2018 è difficile credere che esistano ancora certe situazioni, non solo nei paesi in via di sviluppo, anche fra le prime potenze mondiali.

I lavori che per legge le donne non possono fare nel mondo

In Angola, paese dell’Africa meridionale, le donne non possono lavorare nei settore della produzione di gas, giusto per fare un esempio. Dei 104 paesi sotto accusa, in 4 di questi le donne non possono avviare ed essere titolari di un’azienda, è negato loro il sogno di poter diventare imprenditrici. Ancora peggio, come succede in Iran (in questa nazione, per le donne, non possibile nemmeno viaggiare all’estero o fare i documenti senza il consenso del padre o del marito) in 18 paesi del mondo il marito ha la facoltà di negare alla moglie la possibilità di lavorare. In alcuni apesi africani, alle donne non è consentito lavorare di notte: ci sono lavori che sono considerati inappropriati per il genere femminile oppure pericolosi, in ogni caso da evitare durante il ciclo mestruale. In Vietnam, nel 2013 è stato bandito l’uso del trattore con più di 50 cavalli per le donne.

Una discriminazione in calo negli ultimi anni

La motivazione che viene data spesso risiede nel fatto che le donne sono considerate il sesso debole: a Mumbai è impedito loro di lavorre di notte nei negozi per motivi di sicurezza. Alcune di queste leggi sarebbero state emanate per ‘proteggere’ la capacità femminile di generare e allevare i figli; in molti paesi questa motivazione era valida in passato. Basti pensare che fino al 1948 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro affermava che le donne non dovessero lavorare nelle miniere o svolgere turni di notte. Fino al 1995 questo tipo di restrizioni, relative al settore gas, elettrico ed edile, sono rimaste in vigore in Spagna. Il trend è comunque in calo: in Colombia e in Congo le donne sostituiscono gli uomini nelle miniere, mentre nelle Filippine le donne possono lavorare di notte nei call center. In Bulgaria e in Polonia certe restrizioni non esistono più.

L’educazione scolastica femminile come vantaggio

Secondo la Banca Mondiale, l’educazione scolastica femminile creerebbe vantaggio anche a livello economico: non educare le donne o impedire loro di lavorare come meglio credono, infatti, costa dai 15 ai 30 miliardi di dollari. Purtroppo, secondo i dati meno dei due terzi delle bambine nei paesi più poveri terminano a stento la quinta elementare, mentre solo una su tre arriva alla scuola secondaria, secondo i dati delle Nazioni Unite stilati nel rapporto ‘Occasioni perse: gli alti costi della mancata educazione delle ragazze’.

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