Pensioni 2018: da Quota 100 modulabile a Quota 41 e Opzione Donna, quale conviene

Sul tema pensioni ci sono ancora parecchi dubbi e altrettante ipotesi su come il Governo Conte intende superare la legge Fornero. In questi ultimi giorni è spuntata anche l’ipotesi della Quota 100 modulabile, che potrebbe anche essere più convienente per gli aspiranti pensionati. La Quota 41, comunque, rimane ancora un’ipotesi plausibile e conentirebbe di uscire dal mercato del lavoro indipendentemente dall’età, basterebbero, infatti, ‘solo’ 41 anni di contributi versati. Rimane, poi, il dubbio su Opzione Donna, misura molto attesa dalle lavoratrici. Vediamo tutte le ipotesi.

Pensioni 2018: cos’è la Quota 100 modulabile

In principio la Quota 100 doveva consentire ai lavoratori di andare in pensione grazie alla somma dell’età anagrafica con quella contributiva. Il problema, però, sorgeva nel momento in cui il numero di pensionati avrebbe subito un incremento importante, troppo per essere sostenuto nel breve periodo. Per questo motivo il Governo aveva pensato all’inserimento di paletti legati all’età; minimo 64 anni di età e, di conseguenza, 36 di contributi versati per uscire dal mercato del lavoro. La Quota 100, poi, dovrebbe attivarsi a partire dal prossimo gennaio, ma ora spunta l’ipotesi della Quota 100 modulabile che consiste nella variazione dell’età anagrafica per andare in pensione in base al tipo di lavoro svolto. In sostanza, nel caso in cui non fosse possibile estenderla a tutti, la Quota 100 modulabile garantirebbe l’uscita anticipata ad alcune categorie di lavoratori.

Pensioni 2018: Quota 41 e Opzione donna, a che punto siamo

Resta ancora in sospeso la modifica della Quota 41, la quale darebbe la possibilità di uscire dal mercato del lavoro indipendentemente dall’età anagrafica e con i soli 41 anni di contributi versati. Purtroppo, anche se Lega e M5S sembravano spingere in questa direzione, la difficoltà nel reperire le coperture finanziarie necessarie ha fatto slittare la sua entrata in vigore che ora è stimata al 2020, ma in questo caso sono solo ipotesi. I precoci spingono però in questa direzione in quanto sarebbe un’opzione molto vantaggiosa. È ancora in ballo invece la proroga a Opzione Donna, tanto attesa dalle lavoratrici e che consentirebbe di andare in pensione con 57 o 58 anni di età e 35 anni di contributi versati. L’unica pecca sarebbe la penalizzazione sull’assegno pensionistico. In questo caso, però, il Governo non ha ancora preso una decisione definitiva.

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