Pensioni 2018: rischio stallo per il Governo, torna la proposta del contributo di solidarietà

Pensioni 2018: proprio ieri, il vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha ribadito la volontà di smantellare la legge Fornero pezzo per pezzo. L’idea di base dalla quale partire, anche secondo il M5S, consiste in una riforma in due tappe: prima l’introduzione della Quota 100 a partire dal prossimo gennaio, poi la modifica della Quota 41 entro il 2020. Per la seconda ipotesi non si sa ancora nulla in realtà, mentre sulla prima rimangono forti dubbi e la situazione dell’esecutivo è praticamente in stallo a causa degli alti costi, per questo negli ultimi giorni è spuntata la proposta della Quota 42. Per quanto riguarda il taglio agli assegni d’oro, invece, la Lega ha ancora diverse perplessità.

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Pensioni 2018: stallo del Governo sulla riforma

La Quota 100 sembra essere ancora un chimera, soprattutto a causa del fatto che non si è ancora capito da dove il Governo tirerà fuori le coperture necessarie. Secondo alcune indiscrezioni, una parte dei fondi potrebbe arrivare dalla ‘pace fiscale’, la quale darebbe alle Casse dello Stato un gettito fra i 3 e i 4 miliardi di euro. Il problema, però, risiede nel fatto che questa copertura non sarebbe continua, ma fornita una tantum. Non ci sarebbe strutturalità e la situazione rimarrebbe comunque precaria, ripresentandosi negli anni successivi, per la precisione nel 2020.

Pensioni 2018: Lega dubbiosa sul taglio agli assegni alti

Come ha sottolineato anche il Corriere della Sera, la Lega starebbe spingendo allo scopo di revisionare la bozza del testo di legge che non convince gli esponenti del partito. Lorenzo Salvia al Corriere della Sera scrive: “Ricorrere a un sistema che combini i coefficienti di trasformazione, il rapporto usato per calcolare la pensione, con il montante retributivo e contributivo, che però andrebbe in qualche non calcolato ma stimato“. Con l’applicazione del calcolo contributivo che vorrebbe Di Maio, il 40 per cento di tutti i contributi versati non è conosciuto nemmeno all’Inps. Una strada alternativa che suggerisce la Lega è quella del contributo di solidarietà; una piccola trattenuta di almeno 35 centesimi per le pensioni più basse che andrebbe a crescere proporzionalmente al reddito. In questo modo, secondo le ipotesi, il gettito asserebbe da mezzo miliardo al miliardo di euro. Non sarebbe una proposta coerente in quanto c’è il reale rischio che possa gravare su un ampio ventaglio di pensionati.

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