Pensioni 2018: taglio degli assegni d’oro rinviato a settembre

Pensioni 2018: meno di un mese e mezzo fa, verso fine giugno, il vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, puntava il dito contro gli assegni d’oro con queste parole: “Vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4/5 mila euro. Quest’estate, per i nababbi a carico dello Stato, sarà diversa“. Ai primi di luglio, poi, aveva fatto seguito la notizia del ddl, che sarebbe stato pronto prima della fine dell’estate. In seguito, dopo il taglio ai vitalizi dei parlamentari, aveva rilanciato il taglio agli assegni sopra i 4000 euro come prossimo obiettivo, ma ad oggi non si hanno ancora notizie e in molti parlano di uno slittamento a settembre.

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Pensioni 2018: proposta nel contratto di Governo

È giusto sottolineare che la proposta si trova nel contratto di Governo firmato da Lega e M5S ed è quindi una delle priorità dell’esecutivo. La soglia, però, sarebbe più alta, ovvero dai 5000 euro in su. Negli ultimi mesi i dubbi però non sono mancati, soprattutto sui fondi e sui rischi legati al ricalcolo e, in particolare, sullo strumento per il riconteggio dei versamenti proposto dal presidente Inps Tito Boeri. Le polemiche sono giunte dalla Lega e Brambilla aveva definito il rischiosa questa strada. Nonostante il lungo dibattito, però, non è ancora stato fatto nulla di concreto fino a questo momento. Il Governo Conte è però impegnato con il Decreto Dignità e il Milleproroghe e quindi è possibile una dilatazione delle tempistiche.

Pensioni 2018: perché è tutto bloccato

Ci sono dei motivi che spiegherebbero come mai il percorso verso il taglio delle pensioni d’oro è ancora molto lungo. Uno di questi vede Giovanni Tria, Ministro dell’Economia, mettere il freno a entrambi i partiti e spronarli a non farsi concorrenza l’un l’altro a suon di slogan. In secondo luogo, il punto della situazione sul tema pensionistico verrà fatto, con ogni probabilità, mediante la prossima Legge di Bilancio che verrò presentata dopo l’estate. La manovra è già in discussione, ma per ora sono la flat tax e il reddito di cittadinanza ad avere la precedenza su tutto il resto. Dunque non si può fare altro che attendere il passaggio delle prossime settimane estive.

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