Pensioni 2018: ipotesi Quota 42 e nuova tassa sugli assegni

Pensioni 2018: come riporta il Sole 24 Ore, all’interno del Governo Conte non c’è ancora unanimità per quanto riguarda il processo di superamento della legge Fornero. Salvini vorrebbe smontarla pezzo per pezzo e si è parlato di una riforma in due tappe con la Quota 100 già da gennaio 2019 e la modifica alla Quota 41 nel 2020, ma non c’è ancora nulla di ufficiale. Nel frattempo arrivano le prime risposte al taglio delle pensioni d’oro, a puntare il dito è Cimo – Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri – che parla anche della possibilità di una nuova tassa sugli assegni già in essere.

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Pensioni 2018: sul superamento della legge Fornero, il Governo è ancora diviso

Il Governo Conte è ancora diviso sulla fattibilità del superamento della legge Fornero. In particolare, in dubbio sono ancora una volta i modi e i metodi con i quali attuare questo cambiamento. La Quota 100 potrebbe essere introdotta nella prossima Legge di Bilancio e arrivare già da gennaio 2019, ma si parla anche di paletti per ammortizzare i costi e dell’età minima fissata a 64 anni per poterne usufruire. Non un grande cambiamento da questo punto di vista. La modifica alla Quota 41, invece, sempre ancora molto lontana e si parla, invece, di una Quota 42 con la quale ammortizzare sia il numero di nuovi pensionati che i costi che ne deriverebbero, troppo alti per le casse dello Stato. C’è anche l’ipotesi superbonus 30 per cento per chi decide di continuare a lavorare anche dopo aver maturato i requisiti per uscire dal mercato del lavoro, ma è ancora tutto in forse.

Pensioni 2018: Cimo contro il taglio delle pensioni d’oro e nuova tassa su assegni

Il Cimo – Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri – non è in alcun modo concorde sul taglio alle pensioni d’oro e parla di una nuova tassa sugli assegni già in essere: “Qualunque tipo di intervento che possa essere considerato dal Governo in carica per recuperare risorse sulle pensioni, si configurerà di fatto come una nuova tassa, per di più iniqua e incostituzionale – spiega il Cimo – se passerà il tetto dei 4 mila euro, non è escluso che tale limite possa scendere ancora alla prima occasione elettorale, abbattendosi così su milioni di pensionati ‘colpevoli’ di aver avuto un assegno secondo le leggi dello Stato, calcolato con il metodo retributivo o misto“. Secondo il sindacato dei medici, inoltre, bisognerebbe “non aprire la porta all’incertezza per ogni categoria di lavoratori o pensionati, che non potranno mai programmare il proprio futuro o avere garanzie sui propri diritti“.

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