Pensioni 2018, Boeri: “1 milione di pensionati in più e meno lavoratori in futuro”

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Pensioni 2018: il presidente Inps Tito Boeri è intervenuto durante il Festival del Lavoro sollevando diversi dubbi sulla riforma targata Lega-M5S. Dubbi del tutto legittimi, considerando che ancora non si sa perfettamente come verrà attuata la riforma delle pensioni. Salvini afferma di volerla smontare pezzo per pezzo e si parla di riforma in due tappe: prima la Quota 100 entro il 2019, poi la modifica alla Quota 41 in un secondo momento. Se i pensionati continueranno ad aumentare e i lavoratori a rimanere stabili o, peggio, diminuire, chi pagherà le pensioni fra trent’anni? Vediamo tutti i punti sollevati dal presidente Inps.

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Pensioni 2018, Boeri: “1 milione di pensionati in più e meno lavoratori”

Tito Boeri, durante il Festival del Lavoro ha lanciato un nuovo allarme sull’introduzione della Quota 100 allo scopo di superare la legge Fornero. Oltre ad aumentare la spesa pensionistica, avrebbe anche effetti negativi sul lungo periodo, ma non solo. C’è anche un altro punto da tenere in forte considerazione. Come ha affermato il presidente Inps: “Avremo un milione di pensionati in più come effetto di queste misure, ma avremo anche meno lavoratori perché aumenterebbero le tasse sul prelievo pensionistico. Secondo le stime più recenti del Fmi – ha continuato Boeri – attualmente abbiamo due pensionati per ogni tre lavoratori, nel giro di venti anni avremo un lavoratore per ogni pensionato“.

Pensioni 2018: il problema dei migranti e la spesa pensionistica

Altro punto cruciale del discorso di Tito Boeri, il flusso dei migranti: “Gli scenari più preoccupanti per quanto riguarda la nostra spesa pensionistica futura sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori. Questa riduzione è in atto e i flussi cominciano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona. Le proiezioni demografiche – ha specificato – ci dicono che anche nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana. Si tratta di un problema molto serio per il nostro sistema pensionistico, che è in grado di adeguarsi all’allungamento della vita media ma non al fatto che diminuiscono le coorti di contribuenti. La classe dirigente – ha sottolineato – deve spiegare questo problema, che è un problema demografico dell’immediato. Volenti o nolenti, l’immigrazione è qualcosa che può darci il modo per gestire questa difficile transizione demografica: se gli italiani ricominciano a fare figli, cosa che tutti auspichiamo, ci vorranno vent’anni prima che i nuovi nati inizino a pagare i contributi“.

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