Pensioni 2018, Quota 100 ed esuberi a carico delle imprese, Boeri: “Governo faccia chiarezza”

Pensioni 2018: in questo giorni la Quota 100 è al centro di grande dibattito. L’esecutivo Lega-M5S guidato da Giuseppe Conte vorrebbe superare la legge Fornero seguendo questa strada e stanziando almeno 5 miliardi l’anno per almeno 10 anni per coprire le spese necessarie, ma ci sono ancora molti dubbi sul tema. Come riporta Today.it, nel testo del contratto di Governo, alla voce pensione si legge: “Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti“. Ma in molti rimangono scettici, primo fra tutti il presidente Inps Tito Boeri.

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Pensioni 2018, Boeri: “Governo faccia chiarezza”

Secondo le ultime notizie, la Quota 100 garantirebbe l’uscita dal mercato del lavoro con 36 anni di contributi versati e almeno 64 anni di età. Questa caratteristica, mai smentita dall’intesa Lega-M5S, potrebbe essere quella definitiva, ma in molti si chiedono da dove arriveranno le coperture e anche di fare maggiore chiarezza sulla questione. Ad aprire il dibattito in questo senso è proprio il presidente Inps Tito Boeri, che a SkyTg24 riferisce: “L’unica cosa che chiedo è che gli annunci siano precisi. Se si parla di quota 100, vuol dire che un lavoratore che ha 60 anni di cui 40 di contributi potrà andare in pensione, stiamo creando questa aspettativa. Se invece si vuole porre una condizione anagrafica di 64 anni, questo è diverso, ed è bene essere chiari perché le famiglie si fanno delle aspettative“.

Pensioni 2018: esuberi a carico delle imprese e via Ape Social

Da giorni ormai si parla della possibilità di eliminare l’Ape Social e, secondo Alberto Brambilla, questa manovra sarebbe necessaria al fine di poter trovare le coperture per la Quota 100. Come riporta La Stampa: “Per trovare le coperture necessarie alla quota 100 e ai 41 anni di contributi, l’Ape sociale andrebbe eliminata e, con essa, il concetto di ‘lavori gravosi’, che non esiste in natura. Poi, è evidente, deciderà Di Maio“. Si parla, poi degli esuberi a carico delle imprese, ovvero spostare il compito di mandare le persone in pensione dallo Stato alle imprese. Cesare Damiano, del PD, invece sostiene che eliminare l’Ape Social sarebbe dannoso poiché penalizzerebbe chi ha svolto lavori discontinui e non si potrebbe più andare in pensione con 63 anni di età e 20 anni di contributi. Insomma, i dubbi rimangono e bisogna attendere ancora per capire come l’esecutivo Lega-M5S riuscirà a raggiungere l’obiettivo.

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