Pensioni 2018, sindacati: uscita a 63 anni o con 41 anni di contributi, Inps non è d’accordo

Pensioni 2018: in questi ultimi giorni si parla del possibile Governo Lega-M5S e delle conseguenze che potrebbe avere sul sistema pensionistico italiano. Entrambi i partiti spingono da sempre sull’abolizione della legge Fornero, anche se ancora non si sa bene quale possa essere la manovra da attuare per raggiungere questo obiettivo. Pochi giorni fa l’ex ministro Elsa Fornero ha ribadito l’impossibilità di cancellare la sua riforma o di superarla entro i prossimi cinque anni, ma a parlare ora tornato anche i sindacati, in particolare la Cisl e la Uil, in aperto contrasto con le parole del presidente Inps Tito Boeri.

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Pensioni 2018, Proietti (Uil): necessaria flessibilità e uscita a 63 anni

La Uil, attraverso le parole del segretario confederale Domenico Proietti, afferma di essere in procinto di chiedere al Governo maggiore flessibilità per l’accesso alla pensione: “Tra le tante cose importanti che il nuovo Governo dovrà affrontare, c’è la necessità di continuare a cambiare la legge Fornero sulle pensioni. Dopo i positivi interventi degli ultimi 2 anni, occorre introdurre una flessibilità di accesso alla pensione. Bisogna concentrarsi sulle future pensioni dei giovani, colmando i buchi contributivi dovuti alla frammentarietà delle loro carriere e, contestualmente, eliminare le disparità di genere che penalizzano le donne, valorizzando il lavoro di cura – ha spiegato Proietti, che conclude – Per le pensioni in essere va preservato il pieno recupero dell’indicizzazione dal prossimo gennaio, prevedendo un meccanismo che tenga conto del mancato adeguamento di questi anni e continuando ad estendere la quattordicesima con una valorizzazione degli anni di contributi versati“.

Pensioni 2018: Susanna Camusso (Cgil) non è d’accordo

Se, da una parte, anche la Cisl si dice d’accordo sui cambiamenti proposti dalla Uil e sulla necessità di modificare e intervenire sulla legge Fornero, Susanna Camusso della Cgil è invece più scettica: “Quando dicono superamento della legge Fornero vorremmo sapere cosa intendono fare perché superamento di per sè vuol dire poco o niente. Cambiare la normativa vuol dire innanzitutto fare attenzione a quelli che pagherebbero un prezzo maggiore e cioè i giovani e le donne“. Il presidente Inps Tito Boeri, invece, frena gli animi: “Ci sono persone che negano l’evidenza. È fondamentale che la discussione su questi temi non avvenga con queste modalità. Ci sono idee, proposte, organismi, istituti che hanno dei dati. Nel caso delle pensioni l’Inps è quello che detiene il maggior numero di informazioni. Chi gioca a dire sistematicamente che le valutazioni dell’Inps o di altri istituti sono politicizzate, si prende una grandissima responsabilità perché vuol dire di fatto privare il confronto pubblico in Italia di riferimenti e chi lo dice dovrebbe dimostrare, dati alla mano, il perché. Il più delle volte questo avviene perché dicono una cosa e ne hanno in mente un’altra completamente diversa. In campagna elettorale hanno parlato di abolizione della legge Fornero, ma nelle proposte concrete non c’è“.

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