Pensioni 2018, Thomsen (FMI): “Italia cresciuta grazie alle riforme”

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Pensioni 2018: per l’Italia questo è un momento delicato e dopo le elezioni del 4 marzo 2018 è ancora più in bilico a causa delle diverse fazioni che si sono formate in merito all’abolizione della Legge Fornero. I due partiti vinceti, Lega e M5S, spingo per un graduale superamento della riforma e così anche alcuni dei maggiori sindacati, non ultimo la Cgil e in particolare Susanna Camusso, che assieme alla Fondazione Di Vittorio ha esposto un recente studio sulle possibilità di uscire dal lavoro e raggiungere la pensione a 62 anni di età. Controcorrente invece Poul Thomsen, economista danese che invece sostiene il contrario. Ecco le sue parole.

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Pensioni 2018, Thomsen (FMI): “Fiducioso nell’Italia e nelle riforme su lavoro e pensioni”

L’economista danese si dice soddisfatto e fiducioso della strada intrapresa dall’Italia in merito alle riforme sulle pensioni e sul lavoro. Proprio sul tema si è infatti espresso ancora una volta il dipartimento Europeo del Fondo Monetario Internazionale. Durante la conferenza stampa a Washington, Thomsen ha affermato: “Sono fiducioso, è uno dei motivi per cui i mercati hanno reagito bene. L’Italia vedrà i vantaggi delle riforme continue in modo graduale ma continuo. È cruciale che non vi sia un cambio di rotta sul piano delle riforme e si continui la strada intrapresa“. Per Thomsen, dunque, l’Italia è cresciuta proprio grazie alle ultime riforme, come la Legge Fornero, e avrebbe approfittato della ripresa europea.

Pensioni 2018: abolire la Legge Fornero costerebbe troppo?

Tra i sostenitori dell’eccessiva spesa c’è proprio il Presidente dell’Inps Tito Boeri, che anche nei giorni scorsi ha continuato a sostenere l’impraticabilità della manovra, nonostante Lega e M5S spingano per il suo superamento. Lo stesso Pasquale Tridico, prescelto come Ministro del Lavoro dal M5S, ha introdotto durante un’intervista il coefficiente d’usura e la possibilità di uscire prima dal mercato del lavoro, a 60 anni almeno. In effetti, però, l’abolizione totale sarebbe una strada difficile in quanto stravolgerebbe l’attuale sistema pensionistico italiano ed è quindi necessaria una manovra a metà capace di superare la riforma diminuendo gli ‘effetti collaterali’.

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