Pensioni 2018, Boeri contro Salvini: “Quota 41 e Quota 100 sono dannose”

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Pensioni 2018: il leader della Lega Matteo Salvini torna a parlare dell’abolizione della Legge Fornero, una delle proposte principali del partito più votato della coalizione di centrodestra. Proprio ieri a Milano ha rilasciato nuove dichiarazioni in merito, nonostante le pressioni della Commissione UE e il timore espresso anche dall’agenzia Moody’s sulle sorti dell’Italia nel caso in cui la riforma venisse abrogata. A smentire l’introduzione della Quota 100 e della Quota 41, però, è arrivato anche Tito Boeri, Presidente Inps. Ecco le sue parole.

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Pensioni 2018: Salvini spinge sull’abolizione della Legge Fornero

Il leader della Lega, Matteo Salvini, durante un incontro a Milano ha ribadito le posizioni del partito in merito all’abolizione della Legge Fornero che resta una delle principali manovre in programma: “Mi interessa trovare una maggioranza di Governo che mi aiuti a cancellare la Legge Fornero, a diminuire le tasse e ad arginare un’immigrazione senza controllo. Stiamo approntando un programma da offrire a tutti i parlamentari su questi punti“. Dunque, secondo Salvini, il vero problema ora resta quello di una possibile alleanza da trovare per far funzionare il Governo e mettere in campo le proposte espresse durante la campagna elettorale: sia la Lega che il M5S vogliono poter indicare il Primo Ministro che guiderà il nuovo Governo.

Pensioni 2018: Boeri smentisce Salvini e si scaglia contro Quota 100 e Quota 41

A prendere parola sulla situazione pensionistica è stato anche il Presidente dell’Istituto di Previdenza Sociale Tito Boeri. In un’intervista rilasciata per il Sole 24 Ore ha spiegato come l’introduzione della Quota 100 e della Quot 41 possa rappresentare un rischio e non un miglioramento che aiuterebbe a superare la Legge Fornero: “È anche peggio secondo i nostri calcoli – ha affermato Boeri – con questi requisiti e senza le finestre mobili introdotte tra il 2009 e il 2010, l’impatto sul debito implicito sarebbe di 105 miliardi di euro. Oltre sei punti del Pil, con una maggiore spesa aggiuntiva al netto dei contributi fino a 20 miliardi l’anno“. Secondo l’economista, dunque, lo scenario economico attuale non permette certi margini di manovra.

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