Alternanza scuola lavoro: spalare letame tutto il giorno non è formazione, ma sfruttamento

Da qualche giorno sta facendo discutere la notizia dello studente trevigiano che ha passato tutto il periodo di alternanza scuola lavoro a spalare letame invece di mungere mucche. Il web, come al solito, si è diviso tra chi si infervora e punta il dito contro l’azienda agricola e chi, invece, sostiene la vecchia e sacra gavetta. Qui, però, bisogna fare un attimo il punto della situazione. Lo studente trevigiano era stato mandato dall’Istituto di Castelfranco Veneto in un’azienda agricola allo scopo di apprendere le tecniche di mungitura, ma arrivato sul posto ha passato tutto il periodo a spalare letame.

Non contento, giustamente, ha segnalato la situazione e i senatori e le senatrici di Sinistra Italiana hanno subito avviato un’interrogazione parlamentare per capire come sia potuto accadere. Fino a qui tutto bene, è la prassi, che poi la notizia venga strumentalizzata o meno, non è questo il punto. Il punto è il significato stesso di gavetta che gli italiani forse non hanno ancora compreso. Il ragionamento è molto semplice: se io voglio imparare un mestiere e vado sul campo, in questo caso un’azienda, per apprenderne le tecniche, devo uscire di lì preparato e con un bagaglio formativo in più sul curriculum. In questo caso, al contrario, se passo il tempo a spalare letame invece di mungere mucche, uscirò da quell’azienda come il miglior spalatore d’Italia che non ha idea di come si prendano in mano le grazie di una vacca.

A seguire, se un giorno voglio farmi assumere da un’azienda per mungere mucche, ma non ne ho mai sfiorata una nemmeno con il naso, per quell’azienda non avrò nulla da offrire. Cosa significa questo? Significa che la gavetta, così com’è stata condotta, non serve a un tubo. Va bene spalare letame, mettere a posto la stalla, darsi da fare, ma al termine della giornata il datore di lavoro dovrebbe tirarsi su le maniche e farmi vedere come funziona questa benedetta mucca perché è quello il motivo per il quale mi trovo lì. Esiste una linea molto sottile che separa la gavetta dallo sfruttamento e in questo caso è stata ampiamente superata.

Lo studente ha fatto più che bene a denunciare e dovrebbero farlo tutti coloro i quali si trovano a dover svolgere mansioni che con la loro formazione non c’entrano niente. Venire dalla gavetta, partire da zero, arrivare dal basso, qui le espressioni si sprecano, ma evidentemente gli italiani hanno un pessimo rapporto con la loro lingua: venire dal basso significa lavorare di più per imparare più in fretta e diventare subito operativi, ma come lo imparo un mestiere se passo il tempo a pulire i gabinetti dell’azienda? Non basta guardare, sentire e ascoltare per imparare una professione, bisogna ficcarci dentro le mani, commettere errori e autoregolarsi, questo significa fare gavetta. Questo episodio, invece, dev’essere chiamato con l’unico vero termine che gli compete: sfruttamento.

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