Lavorare dopo la laurea: secondo l’Istat più si studia più il lavoro sarà precario

Non serviva di certo l’Istat per capirlo, ma grazie ai suoi dati ora è confutato: trovare lavoro dopo la laurea è complicato e spesso si finisce in un impiego precario e sottopagato. Giorgio Alleva, presidente Istat, durante la Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha dichiarato: “L’occupazione atipica al primo lavoro è diffusa anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all’aumentare del titolo di studio, essendo pari al 21,2% per chi ha concluso la scuola dell’obbligo e al 35,4% per chi ha conseguito un titolo di studio universitario“. Il problema reale, però, è la proporzione fra titoli di studio e tipo di lavoro: più si hanno titoli, secondo i dati, maggiore sarà la probabilità di trovare un primo lavoro precario.

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I giovani laureati non trovano lavoro

Come ormai è risaputo, anche a causa della crisi economica del 2009, trovare lavoro in Italia da neolaureati è come entrare in un labirinto. Essere assunti in un primo impiego non è per nulla facile e spesso si finisce con contratti precari. Il lavoro atipico di cui parla il presidente Alleva, difatti, riguarda una fascia d’età ben definita, quella che va dai 15 ai 34, in sostanza i giovani. Uno su quattro, infatti, svolge lavori precari, con contratti a termine o in nero. Sempre secondo Alleva: “Nel 2016 un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, con un’incidenza sul totale degli occupati dell’8,9%; tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre“.

La disoccupazione giovanile sarà un problema per il futuro

Il precariato dopo la laurea e l’alto tasso di disoccupazione, secondo Alleva, si ripercuoterà in futuro. Come ha sottolineato: “Il basso tasso di occupazione dei 25-34enni costituisce una grande debolezza per il presente e il futuro di queste generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata. Ciò si rifletterà su importi pensionistici proporzionalmente più bassi rispetto a carriere lavorative regolari, cioè con salari adeguati e continuità nel versamento dei contributi“. Il problema più grande riguarda la fascia dei giovani disoccupati, che rappresentano un potenziale inutilizzato per l’economia futura del paese.

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